All’AP-Eventing Park, dove mettere alla prova il binomio cavallo e cavaliere
(di Beatrice Bernini Lazzaroni)
Nel mondo del concorso completo italiano, fare esperienze al di fuori del proprio maneggio è fondamentale: mette alla prova il cavallo, il cavaliere e soprattutto il legame tra i due. È per questo che negli ultimi anni stanno moltiplicandosi gli stage organizzati da tecnici e professionisti, pensati per chi vuole crescere fuori dalla propria zona di comfort.
A Catselnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, Paola Castellotti e Alexander Lasagna — entrambi cavalieri di completo con esperienza internazionale — hanno costruito l’AP Eventing Park: una struttura dove è possibile allenarsi in tutte e tre le prove della disciplina, dressage, salto ostacoli e cross country, conla guida diretta di chi il completo lo pratica.

AP-Eventing Park
Una struttura in crescita
L’AP Eventing Park è un progetto ancora giovane ma già estremamente concreto. I box per i cavalli sono stati appena ultimati — un dettaglio non secondario, perché testimonia la volontà di strutturarsi per accogliere più gruppi e organizzare giornate di stage con regolarità. Il parco dispone di un percorso di cross country, di un’area per il dressage e di ostacoli per il salto: tutto il necessario per simulare una vera giornata di gara. Castellotti e Lasagna portano in questa struttura non solo l’esperienza tecnica maturata nei circuiti nazionali e internazionali, ma anche una visione formativa: accompagnare cavalieri di livelli diversi nel miglioramento, dando consigli personalizzati e un punto di vista esterno difficile da ottenere nel proprio maneggio di riferimento.
Portare il proprio cavallo ad allenarsi fuori dal maneggio abituale è dunque un’esperienza formativa imprescindibile. Si tratta di mettere alla prova la solidità del rapporto tra cavaliere e animale, costruito giorno dopo giorno in un ambiente familiare e ora chiamato a reggere l’impatto con l’imprevedibile.
È con questo spirito che il primo maggio ho raggiunto, insieme ad altre sette amazzoni, l’AP Eventing Park.
Una simulazione di gara
Pratico il completo da tempo e ho da poco iniziato a lavorare con una nuova cavalla (Edra): un mese e mezzo di allenamenti condivisi, sufficienti per costruire una base di intesa, ma ancora troppo pochi per conoscerne le reazioni in situazioni inedite. Lo stage di Tortona è stata l’occasione giusta per testare quanto avessimo effettivamente costruito, e per ricevere un riscontro tecnico esterno — prezioso, insieme a quello del proprio istruttore.
Il programma della giornata ha ricalcato la struttura di una vera competizione di completo. Dopo un arrivo anticipato di quaranta minuti per preparare i cavalli e definire il piano di lavoro con la nostra istruttrice, siamo salite in sella per la prima prova: la ripresa di dressage. Ognuna aveva il proprio esercizio da eseguire con la stessa concentrazione che si riserva a una gara ufficiale. Poi i cavalli sono rientrati nei box e il gruppo si è spostato a piedi sul tracciato di cross country. La scelta di omettere il salto ostacoli in favore del cross country non è stata arbitraria: è la prova che, nella routine dei maneggi, trova meno spazio e richiede quindi maggiore attenzione in un contesto di stage.

Il ‘laghetto’
Per me e per un’altra amazzone, al nostro primo accesso alla struttura con i rispettivi cavalli, il programma prevedeva un approccio graduale. Abbiamo iniziato con ostacoli dalle geometrie insolite — quelli che in gara possono generare incertezza e richiedono un cavallo mentalmente solido — e con l’ingresso nel laghetto artificiale del parco, tra gli esercizi più rivelatori per valutare il grado di fiducia di un animale verso il proprio cavaliere.
La mia cavalla ha risposto con scioltezza. Ed è stato in quel momento, quando gli istruttori mi hanno dato il via libera per affrontare una porzione del percorso previsto per i cavalieri più esperti, che ho avuto la conferma di ciò che stavo cercando. In una situazione in cui molteplici variabili — il terreno sconosciuto, gli ostacoli nuovi, la presenza di altri cavalli — avrebbero potuto alterare il suo comportamento, non ho avvertito alcuna esitazione. La fiducia era reciproca, tangibile, quasi comunicabile senza parole.

AP-Eventing Park
Oltre la tecnica
Riportare a casa i risultati tecnici di una giornata di stage è relativamente semplice: qualche correzione all’assetto, un suggerimento sulla gestione degli ostacoli complessi, la conferma di avere ancora margini di miglioramento. Più difficile da quantificare, e forse più importante, è il dato che emerge dal comportamento del cavallo fuori dal suo contesto abituale.
Quella giornata a Tortona mi ha restituito qualcosa di più duraturo di una nota tecnica: la certezza che il percorso intrapreso con questa cavalla ha una direzione. Le esperienze future — le gare, i viaggi, le situazioni impreviste — le affronteremo insieme, ciascuna a supporto dell’altra.
A chi frequenta questo mondo e non ha ancora avuto occasione di uscire dal proprio maneggio, il consiglio è di farlo. Anche una sola giornata in una struttura diversa, a contatto con discipline meno praticate, può ridefinire la percezione del proprio rapporto con il cavallo. Le soddisfazioni che ne derivano difficilmente si trovano altrove.






