Rigenerare attraverso la cultura: la Fondazione Gentili Mosconi tra archivio, giovani e territorio

Onstage

(di Maria Elena Molteni
con Costanza Wise)

La Fondazione Gentili Mosconi nasce in un momento in cui il settore moda attraversa una delle sue fasi più complesse. Tra crisi strutturale, perdita di appeal e trasformazioni profonde del mercato globale, l’urgenza di tornare a parlare di cultura del prodotto — e non solo di business — diventa un atto politico, imprenditoriale e culturale. È da questa consapevolezza che prende forma la Fondazione, voluta da Francesco Gentili, presidente del gruppo, guidata insieme alla vicepresidente Giulia Gentili e alla curatrice Costanza Ferrarini.

‘Restituire valore alla cultura tessile’

“La moda è in sofferenza, ha perso appeal” spiega Gentili. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a  un calo di attenzione verso il prodotto e una maggiore attenzione verso il business. La Fondazione nasce per restituire valore alla cultura tessile, per raccontare cosa c’è dietro una vetrina: ore di lavoro, archivi, tradizione, artigianalità”. Per Gentili, la Fondazione è anche un gesto di restituzione: “Ho sempre sognato di creare qualcosa che resistesse nel tempo e che fosse riconosciuto dal territorio. Una realtà che rimanesse oltre l’azienda”.

L’obiettivo? Fare rete

La Fondazione nasce ufficialmente nel febbraio 2024, ma inizia a operare a fine anno. “È un neonato” sorride Gentili. “Abbiamo iniziato dialogando con associazioni e fondazioni del territorio, perché vogliamo essere una realtà collaborativa. Nessuno si salva da solo”. La Fondazione entra nella rete Unesco, la comunità creativa del territorio comasco.

L’ARCHIVIO GENERATIVO, CUORE DEL PROGETTO

Contaminazione, multidisciplinarità, giovani under 35

L’archivio generativo è il programma simbolo della Fondazione. “Una parte del nostro valore è l’archivio” spiega Giulia Gentili. “Ci piaceva l’idea di aprirlo a designer, artisti, fotografi, grafici, studenti. L’archivio generativo nasce per questo: diventare uno spazio creativo aperto, un laboratorio di contaminazione”. Il profilo dei giovani? “Cerchiamo under 35 proattivi, disposti a farsi contaminare da diverse forme d’arte. Ci piace attrarre anche chi è alle prime armi, offrendo supporto concreto e affiancamento”.

“Un laboratorio di sperimentazione”

Il metodo curatoriale è affidato a Costanza Ferrarini, che spiega: “Applichiamo un metodo che riprende l’arte archivistica di Hal Foster: gli oggetti dell’archivio sono oggetti evocativi, capaci di generare nuove idee. L’archivio diventa un laboratorio di sperimentazione che porta alla produzione di nuove opere e alla costruzione di mostre site-specific”.

LE MOSTRE SITE-SPECIFIC

‘I luoghi ci chiamano. Noi li studiamo, conviviamo con loro, li rigeneriamo’

La Fondazione lavora solo su luoghi che ‘chiamano’: spazi non convenzionali che chiedono una nuova visibilità. “Riceviamo la chiamata da un luogo che vuole essere rigenerato” spiega la curatrice. “Facciamo sopralluoghi, conviviamo con lo spazio, individuiamo un tema e attiviamo un collettivo di giovani. Le mostre sono lavori sartoriali: il luogo non è un contenitore, ma parte dell’opera”. Il primo progetto è stato Studio Tucano, all’Orto Botanico di Palermo, in occasione del 230° anniversario. “Ci hanno aperto un erbario storico solitamente chiuso. Lo abbiamo studiato, riorganizzato, interpretato”. Da quel momento, la Fondazione inizia a ricevere candidature da tutta Italia.

RIGENERAZIONE URBANA E TERRITORIALE

“La rigenerazione non è edilizia: è rigenerazione del pensiero”

Per Francesco Gentili, la rigenerazione urbana è un concetto culturale prima che architettonico. “La rigenerazione non è rimettere a nuovo un’area. È rigenerazione del pensiero. Sociale e cultura devono andare insieme. Abbiamo sempre difeso il territorio: quando abbiamo acquisito aziende, non le abbiamo inglobate, ma lasciate con il loro DNA. C’è bisogno di fare squadra”.

“Nessuno si salva da solo”

Gentili cita il progetto Fili di Innovazione – Innovation for Luxury, nato con tre concorrenti storici. “È un cambio culturale. Tre concorrenti che si siedono allo stesso tavolo per condividere necessità, spese ed esperienza. Nessuno si salva da solo. Anche con i clienti oggi c’è un dialogo diverso: capiscono l’importanza del manifatturiero”.

GIULIA GENTILI: FOTOGRAFA, VICEPRESIDENTE, PARTE DEL COLLETTIVO

Giulia Gentili porta nella Fondazione anche la sua formazione artistica. “Mi sono laureata in fotografia durante la pandemia. Ho messo da parte la fotografia per un periodo, poi sono tornata a partecipare ai progetti. La sfida è guardare oltre, interpretare la tradizione con i propri occhi, mettersi in discussione, lasciarsi contaminare”.

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