Biennale di Venezia, quando l’arte smette di farsi guardare e costringe a fermarsi
(di Smeralda Boniolo)
Tra i padiglioni della Biennale di Venezia, tra le navate dell’Arsenale di Venezia e i percorsi dei Giardini della Biennale, emerge con chiarezza come uno dei fili conduttori di questa edizione, al netto delle polemiche e delle cronache, siano la centralità del corpo, della memoria e dell’eredità culturale. Molti artisti lavorano sul trauma, sulla diaspora, sulla spiritualità, ma lo fanno evitando la retorica e scegliendo linguaggi immersivi, installazioni da attraversare più che da osservare.
Nel flusso continuo di visitatori, collezionisti, studenti e addetti ai lavori, alcune opere riescono a interrompere il ritmo della visita. Non per la dimensione spettacolare, ma per la capacità di creare uno spazio di ascolto e di confronto con temi che attraversano il presente: migrazione, identità, genealogia, trasformazione.
Tra quelle che più mi hanno colpita ci sono tre installazioni, molto diverse tra loro, ma accomunate da una stessa tensione: trasformare l’esperienza estetica in esperienza personale.
SAMBOLEAP TOL: DHARMA SONGS
Samboleap Tol è un’artista i cui genitori sono fuggiti nei Paesi Bassi come rifugiati dopo il regime dei Khmer Rossi. Il suo lavoro esplora temi come le atrocità e i traumi subiti dalle generazioni precedenti, oltre al desiderio di dignità e connessione con gli antenati. Utilizza la musica tradizionale giavanese e cambogiana come veicolo per dare voce alle comunità emarginate. L’opera che Tol ha portato alla Biennale di Venezia quest’anno si intitola Dharma Songs (2023). È un’installazione interattiva formata da un gong di ferro riempito d’acqua. Di fianco a questo gong sono posizionati diversi fiori freschi e immergendoli nell’acqua delle voci cominciano a rispondere come se qualcuno le avesse interrogate. Le voci registrate che sentiamo appartengono ad amici dell’artista che hanno risposto a domande come: “se potessi parlare con un tuo antenato cosa gli chiederesti?” o “di cosa sei grato alla tua famiglia?”. Con quest’opera l’artista si è impegnata nell unire l’arte moderna alle antiche tradizioni. L’approccio elettronico di un nuovo impianto DJ si scontra con voci, musiche e suoni dei popoli antichi e connettendosi riescono a creare un ponte tra il reale e il divino.

ROBERTO DIAGO: HOMBRES LIBRES
Roberto Diago è un artista di Cuba che ha deciso di portare un’opera che necessita di essere visitata dall’interno per essere capita a pieno. In un mondo dove ancora oggi molte persone sono costrette a lasciare le loro case a causa delle guerre, Roberto Diago cerca di riportare e far capire la paura e le emozioni provate da loro grazie alle sue “teste”.
Hombres libres è infatti un installazione che va vissuta dall’interno. Create con scarti di navi da crociera la prima emozione che si prova vedendole è angoscia e un senso di smarrimento, pochi avranno il coraggio di passarci in mezzo e molti decideranno solo di girarci attorno. Sembra di vedere spiriti che ti giudicano, persone che non posso parlare e persone che riposano a terra. Per l’artista la testa rappresenta tutta la persona, sono le teste a dover scappare dai paesi in guerra con le idee, la gioia e la voglia di vivere ed è proprio per questo che il materiale utilizzato in questa creazione è lo stesso che i profughi usano per mettersi in salvo: le navi.

ROBERTO DIAGO: HOMBRES LIBRES
WALLACE CHAN: VESSELS OF OTHER WORLDS
Wallace Chan, artista di Hong Kong, porta a Venezia un’installazione di 1,5 mt in parallelo a quella di Shangai che misura 10 mt. Il suo è un mondo di luci e illusioni cromatiche creato dalla sua bravura nella lavorazione del titanio, uno dei metalli più leggeri e difficili da lavorare. I three Vessels realizzati da Wallace rappresentano ognuno una fase della vita: nascita, crescita e rinascita. Con sfumature di rosso, blu, giallo e viola l’artista fa credere di aver pigmentato le sculture con colori appositi, invece la scala cromatica che vediamo è ottenuta da una specifica combinazione elettro-chimica che viene impressa al metallo in fase di lavorazione. L’ultima scultura, ‘Rinascita’ è strettamente legata alla cultura orientale, infatti in queste religioni non si parla mai di morte o fine, ma piuttosto di ciclicità dell’esistenza: l’anima si reincarna, ogni volta che la sua parte terrena muore, e ritorna sulla terra in una nuova forma.

WALLACE CHAN: VESSELS OF OTHER WORLDS





