Marta Cantarella e la libertà di cambiare rotta: ‘Le strade sbagliate’, il romanzo d’esordio

Last Updated: 21 Aprile 2026By Tags: ,

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“I miei personaggi sono persone comuni, riconoscibili nella vita di tutti i giorni”. Marta Cantarella presenta così Le strade sbagliate, romanzo d’esordio pubblicato da Maschietto Editore. Un libro costruito su caratteri netti e differenze marcate, pensato per mettere al centro la protagonista, Vittoria, senza sacrificare il ruolo – spesso decisivo – degli altri personaggi che ne orientano il percorso emotivo e narrativo. Lo racconta a Il Mohicano, ripercorrendo genesi, struttura e intenzioni di una storia che nasce da un’urgenza personale e da un’osservazione attenta della realtà.

Cantarella parte da figure quotidiane, volutamente non eccezionali. L’obiettivo è restituire una coralità credibile, fatta di persone che ostacolano, sostengono, confondono o illuminano la protagonista. “Ho cercato di individuare caratteri riconoscibili nella realtà di ogni giorno”, spiega. “Volevo differenze nette, caratteriali e comportamentali, per mettere al centro Vittoria senza però tralasciare gli altri personaggi”.

Nella scrittura si avverte una componente autobiografica, o almeno un coinvolgimento diretto. Cantarella non lo nega: “Dico sempre che rubo dagli altri. C’è molto di me, delle mie esperienze, ma anche delle persone che mi circondano, a volte incontrate solo per pochi minuti”. L’urgenza, racconta, ha accompagnato l’intero processo creativo: “Dare voce a una protagonista così sfaccettata era il motivo per cui ho scritto questa storia. Volevo che molti potessero riconoscersi nel suo viaggio interiore”.

Uno degli elementi più evidenti del romanzo è la struttura temporale: un continuo rimando tra presente e passato, con una scansione dei giorni quasi maniacale. Una scelta che ha anche una radice visiva. “Per me la scrittura è fatta di parole e immagini. Ho bisogno di vedere i personaggi davanti a me, quasi di toccarli”, dice Cantarella. Da qui una costruzione per scene che si sovrappongono e si intersecano, un impianto che l’autrice immagina potenzialmente traducibile anche in altri linguaggi, dal cinema al teatro.

La precisione temporale non è solo un espediente narrativo, ma un modo per tenere insieme emotività e razionalità. “Temevo che il lettore si perdesse nei meandri interiori di Vittoria”, racconta. “Una scansione così definita serviva a creare un ancoraggio, per il lettore e per i personaggi. Molta emotività, sì, ma dentro un quadro chiaro”.

Tra le scelte stilistiche più evidenti c’è l’uso della maiuscola per ‘Lui’, figura centrale e al tempo stesso sfuggente. “Volevo uno svelamento non immediato della figura di Luca”, spiega Cantarella. “È un personaggio evanescente, un “lui” in cui ogni lettore può riconoscere qualcuno della propria vita. Non caratterizzarlo troppo permette a ciascuno di proiettare la propria esperienza”.

E dopo Le strade sbagliate, chi è Marta Cantarella? “Un’autrice che vuole continuare a scrivere”, risponde senza esitazioni. “Questo libro mi ha aperto la strada per scavare più a fondo nella mia emotività e nella mia sensibilità. So di avere ancora molto da imparare, ma ho capito che questo è il mio mondo”.

Il titolo del romanzo, infine, è una dichiarazione di poetica e di visione: Le strade sbagliate come possibilità, non come errore. “Siamo sempre in tempo”, dice Cantarella. “Giovani o meno giovani, possiamo riconoscere quando una strada non ci appartiene più e imboccarne un’altra. È fondamentale riconoscersi in ciò che si fa. È quello che ho cercato di raccontare e che spero arrivi al lettore: interrogarsi sulle proprie strade”.

Ph. credit @martacantarella / Instagram

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