Il coraggio di dire “voglio”: la rivoluzione gentile di Sol
(di Maria Elena Molteni)
“Il progetto racchiude già la destinazione”. Gabriele Sol parte da qui, da una frase che contiene la sua intera visione del coaching e, più in generale, della vita. Mental coach, formatore, un passato nel giornalismo e nella politica, Sol ha appena pubblicato Vivi in tre dimensioni (Mind Edizioni), un libro che prova a restituire profondità a un tempo che tende a schiacciare tutto sulla superficie. Lo incontriamo a Milano, mentre prepara le prime presentazioni del libro.
Gli obiettivi? Funzionano, ma non bastano
“Il coaching tradizionale è costruito sugli obiettivi” spiega Sol. “SMART, misurabili, specifici. Funzionano, certo. Ma sono limitanti. L’obiettivo è un traguardo che, una volta raggiunto, si esaurisce. Non sempre coincide con un’evoluzione personale”. È osservando i suoi coachee – imprenditori, atleti, professionisti – che Sol si accorge che qualcosa non torna. “Ho visto persone raggiungere risultati straordinari senza essere più felici. Senza essersi trasformate. Senza aver trovato un senso”. Da qui nasce il concetto di progetto: una cornice più ampia, che integra obiettivi, valori, desideri e ciò che potremmo diventare. “Il progetto è la nostra stella polare. Non è un punto da raggiungere: è un orizzonte che ci orienta”.
Il superpotere: l’immaginazione
Uno dei temi centrali del libro è l’immaginazione. “Viviamo in un’epoca in cui le immagini ci vengono fornite in continuazione. I ragazzi ne sono saturi. Ma più immagini riceviamo, meno immaginiamo. E immaginare significa creare: è un atto divino, nel senso etimologico del termine”. Per Sol, l’immaginazione non è evasione, ma responsabilità: “È ciò che ci permette di generare qualcosa di nostro, di unico. È il superpotere che abbiamo dimenticato”.
Il ‘qui e ora’ espanso
Nel volume viene introdotto il concetto del qui e ora espanso. “Il presente non è un istante isolato. È un punto in cui convergono ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Vivere il presente significa integrare tutto questo”. È un modo per restituire profondità all’esperienza, in un tempo che tende a ridurla a una sequenza di stimoli.
‘La parola voglio è diventata quasi proibita’
Sol insiste su un punto: la difficoltà contemporanea a dichiarare i propri desideri. “I bambini dicono ‘voglio’ senza problemi. Gli adulti no. È come se il desiderio fosse diventato colpevole. Ma nel ‘voglio’ c’è la nostra forza generativa. Anche l’invidia, se trasformata, può diventare energia creativa: emulazione, ispirazione, volontà di costruire qualcosa di nostro”. È un invito a riappropriarsi del desiderio come motore, non come capriccio.
Giovani disabituati alla scoperta
I ragazzi sono spesso restii a esplorare ciò che non conoscono. “Viviamo immersi in linguaggi persuasivi, ipnotici. Scrolliamo, consumiamo, ci identifichiamo in community che ci catturano. E smettiamo di metterci in discussione. È un peccato, perché oggi abbiamo strumenti straordinari. Ma senza la disponibilità a contaminarci, restano inutilizzati”. Sol non demonizza i social, ma ne osserva gli effetti: “La velocità con cui consumiamo contenuti riduce la nostra capacità di approfondire. E senza profondità non c’è trasformazione”.
Il silenzio
La soluzione, per Sol, è sorprendentemente semplice: ‘Fare silenzio’. Non un silenzio ascetico, ma un silenzio operativo. “Il silenzio è un lusso. È lì che ritroviamo la meraviglia. È lì che possiamo scendere nelle nostre profondità o salire verso ciò che Sagioli chiamava il superconscio. Due estremi che, se li percorri, finiscono per incontrarsi”. Nel libro propone anche pratiche guidate, come brevi sessioni di mindfulness, per rendere questo silenzio accessibile.
Valori, frequenze, unicità
Un altro strumento centrale del libro è il test dei valori. “Se chiedessimo alle persone quali sono i loro valori, molti non saprebbero rispondere. Nel test ce ne sono più di 200: scegliere quelli che fanno vibrare qualcosa dentro di noi è un viaggio”. La metafora è quella del diapason: “Se fai vibrare un diapason, vibra anche quello che ha la stessa frequenza. Così accade tra persone, idee, progetti. Ma per percepire queste frequenze serve ascolto, profondità, riflessione”.
Dovere o volere? La risposta è nella classifica dei valori
A volte non rischiamo di inseguire i nostri desideri e sogni sotto un malcelato senso di responsabilità. Parliamo della tensione tra responsabilità e desiderio. “Il punto è trasformare il dovere in volere. Spesso il dovere è solo un volere travestito. E accanto a quello, quasi sempre, c’è un valore che richiama la nostra passione più autentica”. È un modo per riconciliare la vita quotidiana con la vita desiderata. “L’obiettivo serve a farci viaggiare” dice Sol. “Ma il viaggio è il vero motivo per cui siamo qui. Se smettiamo di esplorarci, smettiamo di esplorare il mondo”. È una frase che riassume la sua visione: l’obiettivo non è il fine, ma il mezzo.
Essere guerrieri
Un capitolo del libro è intitolato guerrieri. “I guerrieri non sono quelli che competono per distruggere l’altro. Competere significa anche andare insieme verso (cum petere). Il guerriero è chi custodisce un fuoco sacro: usa ogni strumento per dare senso al proprio essere nel mondo, in modo nobile, unico, assoluto”. Un’immagine che risuona con l’idea di piccole comunità resistenti, capaci di custodire un’identità e un’etica in un tempo che tende a dissolverle. Vivi la terza dimensione non è un libro da leggere una volta sola. È un manuale di profondità, un invito a rallentare, a immaginare, a desiderare, a fare silenzio. A diventare, come dice Sol, “qualcuno di nuovo”. Tra gli atleti seguiti da Sol c’è Antonella Farnè, campionessa europea e argento ai World Games di Ju Jitsu, due medaglie ai Campionati del Mondo: “Non avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse cosa fare. Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a diventare qualcuno di nuovo”.
LE PRIME PRESENTAZIONI DEL LIBRO
17 aprile ore 18 alla Libreria IBIS Bologna
18 aprile ore 16 spazioBacca Milano





