‘We Will Rock You’ al Teatro Nazionale: energia travolgente

Onstage

(di Maria Elena Molteni)

Al Teatro Nazionale di Milano torna in scena ‘We Will Rock You‘, il musical scritto da Ben Elton in collaborazione con Roger Taylor e Brian May, costruito sulle canzoni dei Queen e riproposto in una versione italiana che conferma la vitalità di un genere sempre più centrale (fortunatamente!) nella programmazione teatrale. La regia di Michaela Berlini punta su un impianto scenico energico e su un cast giovane ma sorprendentemente maturo, capace di sostenere un repertorio che richiede potenza vocale, precisione tecnica e una presenza non comune.

A dominare la scena sono i due protagonisti, Giorgio Adamo nel ruolo di Galileo e Asia Retico in quello di Scaramouche. La loro prova è di altissimo livello: Adamo ha una voce limpida e potente, capace di affrontare senza esitazioni brani iconici del repertorio dei Queen. Parliamo di un artista che calca le scene da circa 20 anni con ruolo importanti: già Galileo in We Will Rock You in lingua originale, accanto ad Anastacia nel tour olandese. È noto per la lunga tournée di Jesus Christ Superstar, in cui ha vestito i panni di Simone Zelota e di Giuda, condividendo il palco con il leggendario Ted Neely in Italia e all’estero.

Giorgio Adamo

Asia Retico

Asia Retico, 23 anni, unisce ironia, intensità e una qualità vocale che la colloca sicuramente tra le interpreti più promettenti del musical italiano. Insieme costruiscono un equilibrio credibile, convincente e sostenuto da un affiatamento e da una naturalezza davvero speciali.

Accanto a loro Giada Maragno, una Killer Queen carismatica e vocalmente solidissima, Davide Bonafini nei panni di Khashoggi, Francesco Cazzolla (Brit), Alessandra Ferrari (Oz) e Massimiliano Colonna (Pop). Il resto del cast – ballerini, cantanti, attori – contribuisce a un ensemble compatto, preciso, capace di sostenere coreografie serrate e armonizzazioni complesse senza perdere energia. La scenografia, dinamica e ben calibrata, accompagna il ritmo dello spettacolo con soluzioni visive efficaci, mentre l’orchestra restituisce con fedeltà e vigore l’impatto sonoro delle canzoni dei Queen, che restano il vero motore emotivo della produzione.

L’intenzione delle parti recitate è chiara: parlare ai più giovani con il loro linguaggio, inserire riferimenti alla cultura digitale, citazioni pop, dinamiche social, per mostrare – per contrasto – quanto la libertà creativa e la forza della musica siano altrove, lontane dall’omologazione del mondo iperconnesso. L’idea è giusta, attuale, necessaria.

Detto questo, lo spettacolo resta un’esperienza travolgente. La sala risponde con entusiasmo, spesso anticipando gli attacchi delle canzoni, segno che il repertorio dei Queen continua a essere parte del nostro immaginario collettivo. Forse è proprio questo uno dei messaggi espliciti dello spettacolo: la libertà dell’arte non ha bisogno di algoritmi, e il musical – forma d’arte complessa, totale, fisica – lo ricorda con forza.

We Will Rock You rimane dunque uno spettacolo potente, sostenuto da un cast e da una regia eccellente, e da una produzione di alto livello. Il messaggio arriva netto: la musica, quella vera, è ancora un atto di libertà. E quando a cantarla sono artisti così talentuosi, la libertà diventa contagiosa.

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