Sanremo, il teatro dell’autenticità regolata: i ventenni tra maturità e iper-adattamento
Il Festival diventa il luogo di una nuova forma di espressione generazionale: meno rottura, più introspezione; meno conflitto, più elaborazione emotiva. Ma quanto c’è di autentico e quanto di co-costruito nell’identità dei giovani artisti?
(di Margherita Elli, psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico)
“Ma quanto sono consapevoli, artisticamente pronti, preparati, misurati questi ventenni che conquistano Sanremo?”
Sappiamo che l’arte può essere sublimazione (trasformazione della tensione e dei conflitti pulsionali interiori in una forma culturale) ma i giovani oggi ci mostrano che l’arte può essere anche semplicemente una forma di confessione autenticata da un pubblico, un racconto intimo che diventa più vero perché viene riconosciuto e legittimato dallo sguardo collettivo.
Il teatro Ariston sembra poter così diventare teatro interiore ma non in chiave freudiana, come teatro del conflitto ma teatro di un’elaborazione emotiva controllata.
ANCHE LA VITTORIA E’ SCENA CONDIVISA
C’è un segnale culturale: non è più tempo del rock storico rappresentante della rottura, dell’opposizione simbolica all’autorità, non è più tempo del rap che ha introdotto la denuncia, la tensione sociale, l’aggressività verbale, oggi sembra essere tempo di introspezione, di misura, di eleganza, anche la vittoria è una scena condivisa.
Prima il palco poteva essere luogo di conflitto tra artista e sistema, ora sembra essere luogo di piena integrazione nel sistema: l’artista non si oppone al dispositivo mediatico, lo abita elegantemente.
I ribelli sembrano aver lasciato posto a una generazione che non rompe ma si racconta, non contesta ma elabora, questo sarà essere segno di maturità o di iper-adattamento?
GESTIRE LE EMOZIONI E SAPERSI NARRARE
Nella storia di questi ragazzi, l’esperienza dei talent non sembra tanto un trampolino di lancio quanto qualcosa di più simile a un’officina identitaria dove si impara la gestione delle emozioni, si lavora sull’immagine e sulla narrazione di sé.
Non si tratta di un’autenticità nata nella radicale solitudine come quella di molti grandi artisti, ma di un’autenticità mediata, costruita con produttori, editor, personal coach.. non è falsa ma certamente co-costruita.
Ma se l’identità è progettata insieme a un team creativo, quanto è “vero Sé” e quanto è un “vero personaggio” nato da una nuova architettura narrativa?
LO SCARTO EMOTIVO
Quando l’emozione è un’emozione addestrata, calibrata, performata in modo tecnicamente impeccabile, la differenza la può fare solo l’esecuzione con quello “scarto emotivo” del ‘qui e ora’ data dall’unicità del momento. E’ così che l’emozione vissuta, di cui si fa esperienza in quell’istante unico e irripetibile resta l’ultimo elemento competitivo in un sistema dove tutto rischia di essere controllato e standardizzato.
Il conflitto viene interiorizzato, non si combatte contro qualcosa; si racconta ciò che si è attraversato, un dolore che non è grido politico o ribellione estetica ma è materiale autobiografico. Il palco diventa luogo di validazione del vissuto, in cui la propria storia è degna di essere ascoltata. Sanremo diventa uno spazio di catarsi ma non la catarsi tragica del teatro greco, una catarsi rassicurante di evasione: il trauma è già stato lavorato, metabolizzato, il pubblico non è destabilizzato ma è accompagnato.
LA SOFFERENZA COME MATRICE IDENTITARIA
Sanremo come “teatro dell’autenticità regolata” è riflesso di un’Italia che non vuole essere provocata ma riconosciuta nelle proprie fragilità, il rischio è quello che la sofferenza non sia più un evento da elaborare ma diventi una matrice identitaria.
Non è un Sanremo ribelle è un Sanremo “terapeutico”, ma questi ventenni stanno esprimendo davvero il loro essere o stanno incarnando perfettamente la forma contemporanea dell’essere-esposto?
BREVE BIO
Margherita Elli è psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicoanalista in training presso la Società Psicoanalitica Italiana e membro dell’International Psychoanalytical Studies Organization. Da oltre vent’anni si occupa di psicodiagnosi e psicoterapia di bambini, adolescenti e adulti, con particolare attenzione ai primi anni di vita, alla genitorialità e alla prevenzione della sofferenza psichica. Svolge attività di Consulente Tecnico per il Tribunale di Milano, in ambito civile, penale e minorile, integrando clinica e tutela. La formazione psicoanalitica, arricchita dall’esperienza nella ricerca, orienta uno sguardo attento ai processi evolutivi, alle relazioni primarie e alla dimensione inconscia che attraversa ogni fase della vita. Nei suoi contributi divulgativi propone chiavi di lettura profonde ma accessibili della complessità emotiva contemporanea.





