A Sal Da Vinci la vittoria del festival, mentre la guerra irrompe sul palco
E’ Sal Da Vinci il vincitore del 76esimo Festival di Sanremo. Sayf secondo e Ditonellapiaga terza (vedi classifica). Un’edizione partita con poco slancio, ma che è riuscita a recuperare ritmo sin dalla seconda serata. La guerra in Iran irrompe sul palco della finale. Le notizie che arrivano dal Golfo vengono accompagnate da una riflessione dei conduttori e dei cantanti. Con qualche voce che si aggiunge a quelle di Dargen D’Amico, Ermal Meta e Laura Pausini delle giornata precedenti.
“Io, Laura e Giorgia (Cardinaletti) vogliamo fare una riflessione alla luce di quello che sta accadendo” dice Conti. “Stiamo vivendo una grande contraddizione” fa eco la giornalista del Tg1. “Da una parte tutti noi vorremmo il popolo iraniano libero dall’oppressione e dalla sofferenze, dall’altro si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito. Il ruolo del servizio pubblico è cercare di capire cosa accadrà, lo stiamo facendo e continueremo a farlo grazie al lavoro di inviati e corrispondenti impegnati nelle realtà di guerra anche a rischio della vita”. “Viviamo una contraddizione: da una parte vogliamo festeggiare la musica italiana, ma non possiamo ignorare quello che sta accadendo” aggiunge Conti che condivide “l’appello dell’Unicef: ogni anno ci sono 500 milioni di bambini coinvolti in 56 zone di conflitto, l’invito è a un impegno globale per proteggere i bambini ovunque essi siano”. I bambini “hanno il diritto di vivere in pace, di dormire per sognare e non sognare di dormire… Basta odio” è l’appello finale di Laura Pausini che già nella serata di giovedì aveva dedicato alla pace, insieme ai piccoli cantori del Coro dell’Antoniano, una sua interpretazione di Heal the world.
Ma anche altri artisti si uniscono all’appello. Leo Gassmann: “Abbasso la guerra e le tirannie. Viva la pace e l’amore”. Ermal Meta che già dedica Gaza la sua canzone, una ninna nanna per una bambina uccisa: “A tutti i bambini silenziati dalle bombe”. Maria Antonietta e Colombre: “Crediamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo. Siamo tutti quanti responsabili. E questo è bello perché possiamo tutti fare la differenza»”. Dargen D’Amico si presenta scalzo “Con i piedi sporchi, ma la coscienza pulita”, dice.
E’ stata proprio la sua esibizione insieme a Pupo e Fabrizio Bosso il più rilevante appello al pace. “In piena facoltà, egregio presidente, le scrivo la presente che spero leggerà. La cartolina qui mi dice terra a terra di andare a far la guerra quest’altro lunedì. Ma io non sono qui, egregio presidente, per ammazzar la gente più o meno come me. Io non ce l’ho con lei. Sia detto per inciso, ma sento che ho deciso e che diserterò” il primo passaggio di un un brano che magistralmente mette insieme rap, il pop di Pupo e il magico sottofondo di tromba. E chiude con una citazione dal film di Charlie Chaplin “Il grande dittatore”: “Più che macchinari ci serve umanità e intelligenza” e un appello di Papa Francesco: “Non rassegniamoci alla guerra”.





