Di braccialetti azzurri e del potere della musica… a Sanremo
Tutto nasce da un sogno. Quello dei bambini, pazienti oncologici dell’Ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli, di essere, in qualche modo, sul palco di Sanremo. Grazie ai braccialetti azzurri che tanti artisti hanno indossato, da Sal Da Vinci a Lda e Aka7even, Gaia e JAx, Dargen d’Amico e Samurai Jay, Eddie Brock, Bambole di Pezza e Marco Masini, grazie al’iniziativa di Valentina Lavazza.
I braccialetti azzurri, avete presente?
Valentina Lavazza racconta a Il Mohicano un progetto che prende forma camminando accanto ai bambini e alle loro famiglie, ascoltando le loro storie e scoprendo come, nelle loro vite, la musica sia presenza costante. Da lì l’intuizione di portare quel sogno all’Ariston, l’incontro con gli artisti, l’accoglienza e la trasformazione di un gesto in un abbraccio. Un racconto che attraversa ospedali, corridoi, serate passate a scambiarsi video dal letto di reparto.

“Il braccialetto è stato il gesto simbolico che ha permesso di portare alla luce, per la prima volta, un progetto che ho ideato e che sto seguendo da tempo presso l’Ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli. Sto seguendo le storie di alcuni bambini e ragazzi oncologici, e il loro sogno era partecipare a Sanremo come ‘bonus’ del Fantasamremo, perché sono profondamente appassionati di musica. In questi mesi ho imparato che, per loro, la musica non è una compagnia: è una presenza costante”.
Sanremo, l’Ariston, il palco più importante d’Italia
“Il loro sogno era proprio l’Ariston. Uno di questi bambini un giorno mi ha detto: “Pensa se salissimo sul palco o se fossimo uno dei bonus”. In quel momento mi si è accesa una lampadina. Ho pensato di provare a proporre questo sogno, senza sapere se sarebbe stato accolto. Non solo lo hanno accolto: lo hanno trasformato nella prima serata del Festival, la più importante, quella in cui salgono sul palco tutti gli artisti”.

Non mesi persi, ma vita vissuta
“Esatto. Non era solo un gioco. Era un segno. Un abbraccio simbolico. Un abbraccio ai bambini che avevano espresso questo sogno e che siamo riusciti a realizzare, ma anche a tutti i bambini che affrontano una malattia negli ospedali pediatrici italiani. Nessun bambino meriterebbe di stare in ospedale. Ma quello che ho imparato, camminando accanto alle famiglie e al personale del Santobono, è che sei mesi, un anno, tre settimane in ospedale non sono mesi di vita persi. Sono mesi di vita vissuta”.

Questo impegno è diventato centrale nella tua vita. Come nasce?
“Nasce dal mio quarantesimo compleanno, due anni fa. Era un momento molto difficile per me. Ho deciso di trasformare il dolore in gioia. Ho scritto una canzone di musicoterapia per i bambini degli ospedali pediatrici, L’amore dentro te. Il primo anno l’ho portata e cantata con il Coro dei Piccoli Cantori di Milano. È stato terapeutico per i bambini, per le famiglie, ma anche per me. Io non sono una fondazione, non sono un’associazione. Sono una persona che mette il cuore in quello che fa. E ho deciso che ogni compleanno il mio regalo sarebbe stato un progetto per i bambini”.

E poi?
“Il secondo anno, ai 41 anni, ho portato un progetto di musica elettronica in alcuni ospedali italiani e in Spagna, insieme a Davide Di Leo dei Subsonica. Da uno di quei laboratori, al Santobono, è nato qualcosa di speciale. Ho conosciuto bambini e famiglie. Sono andata lì per donare qualcosa e sono tornata a casa con il cuore più pieno di quello che avevo dato. Ho capito che quelle storie andavano raccontate fuori da quelle mura.”

Nei giorni del Festival siete rimasti in contatto?
“Sì. I bambini sono rimasti svegli quasi tutta la serata. Ci mandavamo video. Me li mandavano dal letto d’ospedale. Ogni volta che vedevano un artista salire sul palco con il braccialetto era un’emozione unica.
Io ero a Sanremo, loro a Napoli, ma eravamo sempre connessi. Sto tornando da loro e porterò i braccialetti, ma soprattutto le emozioni che abbiamo vissuto insieme”.

Gli artisti come hanno risposto?
“Con un’apertura incredibile. Su 30 artisti in gara siamo riusciti a contattarne 28. Alcuni avevano vincoli contrattuali, altri hanno partecipato direttamente. Tra gli artisti coinvolti: LDA, Aka 7even, Eddie Brock, J-Ax, Sangiovanni, Sal Da Vinci, Bambole di Pezza, Marco Masini, Dargen D’Amico. Gaia, anche se fuori gara, si è collegata dal palco. Nicola Savino ha sostenuto il progetto al Dopofestival. Colombre e Maria Antonietta non hanno indossato il braccialetto sul palco, ma hanno inviato messaggi di sostegno per i bambini. Anche direttori d’orchestra e musicisti hanno partecipato”.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare in particolare?
“Sì, Giorgiana Cristalli. Ci ha aiutato moltissimo all’interno del Festival, consegnando i braccialetti anche ai musicisti e all’orchestra. Ha contribuito a trasformare tutto questo in un’onda d’amore davvero diffusa”.
Guardando avanti: cosa resta, dopo Sanremo?
“Resta la consapevolezza che i bambini cantano prima di un intervento chirurgico, cantano durante una puntura, fanno karaoke in reparto. Al Santobono c’è una musicoterapeuta che è la migliore amica di tutti i bambini. Quando si fa musica insieme, cambia l’umanità”.





