Le Olimpiadi entrano in classe, dove ha studiato Giovanni Franzoni

Onstage

9 febbraio, giorno tre delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Con la nostra Smeralda Boniolo siamo entrati all’Istituto Follador De Rossi di Agordo. Proprio tra questi banchi è cresciuto Giovanni Franzoni. Quindi siamo sicuramente nel posto giusto.

Il tifo di studenti e professori, per la combinata maschile, è tutto per, ça va sans dire, Franzoni–Vinatzer. Per qualcuno è una scelta tecnica, per altri è una questione di cuore. Franzoni, infatti, è un ex alunno della scuola. “Non l’ho avuto direttamente come studente – racconta il professor Mosè Andrich – ma ne ho sentito parlare dai colleghi. È un pezzo di noi che oggi è lassù”.

Davanti allo schermo, mentre scorrono le immagini della combinata maschile, l’emozione cresce. Il distacco scende, le curve della Costa diventano decisive, il cronometro stringe. “Ha guadagnato due centesimi, ora è a diciotto”, si sente commentare. Anche la stanchezza entra in gioco, soprattutto nel finale, prima del salto conclusivo.

“Vedere un proprio ex alunno alle Olimpiadi è sempre una grandissima soddisfazione”, dice il professor Luca Marchet. “È qualcuno che hai visto crescere, a scuola e nello sport. Pensare agli ultimi venti giorni della sua carriera sportiva fa ancora più piacere”.

Tra gli studenti c’è fierezza vera. “Sono molto orgogliosa di lui”, racconta Maddalena Vascellari. “È stato bravissimo, soprattutto nelle ultime gare. Da quando ha capito quanto vale, è migliorato sempre di più”. Anche dal punto di vista tecnico, la prova convince: “Ha sciato molto bene, con linee pulite”, commenta Mia Sichel.

Non tutti praticano sci, ma quasi tutti lo seguono. “Io non scio, però lo guardo molto in TV”, dice Alice Dal Don. “Soprattutto lo sci alpino. È bello anche perché è uno sport del nostro territorio”. Mondiali, Olimpiadi, Coppa del Mondo: le discipline veloci attirano, tengono incollati allo schermo. “È uno sport che non annoia, l’intensità e l’agonismo arrivano anche da uno schermo”, commenta Edoardo Trombetta.

Guardare le Olimpiadi a scuola diventa così un’esperienza condivisa. “È una bellissima iniziativa”, spiegano gli studenti, (Filippo Passuello e Camilla Majoni, Isabella Bedont), ringraziando chi l’ha proposta e la scuola che l’ha sostenuta. “Abbiamo sempre detto che scuola e sport sono legati. Così possiamo far conoscere questo mondo anche a chi non lo pratica o non lo segue”.

C’è spazio anche per il dibattito. La discussione si accende sull’incidente di Lindsey Vonn e sulla scelta di gareggiare nonostante il crociato rotto. Le opinioni si dividono. Per alcuni ha fatto bene: “È un’Olimpiade, non una gara qualunque. Se i medici le hanno dato il via libera e lei se la sentiva, la decisione spettava a lei”, sostiene il professor Luigi Franzot (Scienze Motorie) . Per altri, invece, non era pronta, soprattutto psicologicamente: “Dalle prime porte si vedeva che non era sicura. Cortina è una pista difficile, e a quell’età il rischio era altissimo”.

C’è chi parla di errore tecnico, chi di fattori mentali, chi di una combinazione delle due cose. “Gli incidenti sugli sci purtroppo capitano”, commenta Bettina Rosendhal, “e non sempre c’è una sola spiegazione”.

Intanto il tifo continua e la giornata si chiude così: “È stata la nostra giornata olimpica qui al Follador De Rossi di Agordo. Abbiamo visto entrambe le manche, abbiamo tifato, discusso, condiviso. Complimenti a tutti i nostri atleti”.

E per oggi, da scuola, è tutto.

PS: E ricordatevi di tifare alche il giovane fondista bellunese Elia Barp, che del giovane Dante studente all’Istituto Follador De Rossi è il fratello, impegnato alle Olimpiadi nel fondo!

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