(dalla nostra corrispondente da Londra Antonella Zangaro)

Il V&A, museo londinese che per eccellenza celebra la creatività e l’immaginazione, inaugura una mostra interamente dedicata allo scintillante mondo dei musical: Re:Imagining Musicals. L’abito elegantissimo disegnato da Cecil Beaton e indossato da Julie Andrews in My Fair Lady al Theatre Royal, nel 1958, quello pieno di diamanti di Satine in Moulin Rouge e ancora, le scarpe di Grizabella con cui Elaine Page ballò nell’edizione del 1981 di Cats e la copertina dell’album The Rocky Horror Picture Show di Brian Thomson del 1973 sono alcuni dei 100 oggetti che il Victoria&Albert Museum ha raccolto per raccontare come e quanto i musical siano diventati spettacoli di massa e di grande appeal. In barba ai più tradizionalisti che li considerano una forma di espressione troppo vicina allo showbiz e troppo pop. La mostra, gratuita e allestita fino a fino Novembre, ha l’obiettivo di accontentare i collezionisti e i devoti del genere, regalando pezzi unici, molti esposti per la prima volta, tutti perfetti per riempire la fantasia degli appassionati di tutte le età.

Ma c’è dell’altro: guardando con attenzione anche nei punti più inattesi, sulle pareti è possibile scorgere delle miniature, riproduzioni perfette di fotografi, montatori, di tutte quelle figure professionali che lavorano dietro le quinte che sono sistemate qua e là in una caccia al tesoro che vuole essere un riconoscimento del loro ruolo.

Le sale non sono tantissime ma le colonne sonore diffuse rendono il passaggio da un’area all’altra molto suggestivo; tra queste una rarissima versione di Hello Dolly! firmata da Carol Channing e registrata dal cast originale del 1965. Dondolando sulle note preferite si arriva alla stanza finale dove viene riprodotto il sipario di un teatro con il drappo porpora a guardare un maxi schermo dal quale godersi i momenti più iconici della storia dei musical di sempre.  Pellicole originali, anche un pò stropicciate dal tempo, che si affacciano su una cabina di regia dove il visitatore può accomodarsi, indossare le cuffie e seguire dai monitor tutto quello che succede sul proscenio e dietro le quinte dello spettacolo 9 to 5 con il saluto di Dolly Parton.

Tre le sezioni immaginate dai curatori: i musical ispirati da film, opere letterarie e cultura popolare, quelli storici che affrontano i conflitti e i cambiamenti della società e i biografici, arrivando fino a Bollywood. Il curatore, Simon Sladen, tiene a sottolineare che i musical sono una “forma di teatro molto complessa” e in questa mostra l’obiettivo è proprio quello di celebrare il potere della creatività che va dalla nascita di un’idea fino al suo concepimento poi tradotto sul palco.

Accontentando tutti i gusti, si va dagli amanti di Frozen che potranno trovare il pupazzo Olaf realizzato da Christopher Olam, fino alla parrucca indossata da Danny La Rue, famoso per le performance drag, nei panni di Hello Dolly! negli anni ‘80. Ancora un uomo nei panni di una donna, c’è anche il costume di Miss Hannigan, con la parrucca e il fischietto usato da Paul O’Grady nel revival di Annie del 1988 e gentilmente regalati al museo, per l’occasione. Questa è la creatività libera dei musical che hanno voluto raccontare i curatori della mostra bloccata per due anni a causa del Covid. Opere come Romeo e Giulietta che da Shakespeare diventano il successo  di West Side Stories fino all’ultimo sequel, &Juliet, del 2019.

Oppure il grande classico, Il Mago di Oz, nato dalla novella di Frank Baum nel 1900 poi adattata al palco, al cinema e alla tv, fino a cambiare pelle trasformandosi nelle versioni contemporanee di The Wiz che celebra la cultura afro americana e The Wicked che indaga su cosa significhi essere diversi.  E se qualcuno avesse mai dimenticato Abbacadabra, ecco che qui si ritrovano le tracce di quello spettacolo natalizio che nel 1983 andò in scena al Lyric Hammersmith, prodotto da Cameron Mackintosh, che anticipando tutti, portò in scena Elaine Paige e le canzoni degli Abba ben prima di Mamma Mia!