Via Casabella 11′ è il primo disco di inediti scritto e composto da Elemento Umano (aka Gianmarco Parlanti)per La Rue Music Records. Già dal titolo si può intuire un’atmosfera intima e casalinga, Via Casabella 11 è infatti il nome della via in cui l’autore viveva da bambino. Si tratta di undici tracce in cui Elemento Umano racconta se stesso, lasciando entrare metaforicamente in casa sua chi ascolta: la storia raccontata attraverso le canzoni è quella di un bambino che cresce, che passa dai videogiochi alla musica, dalla scuola alla catena di montaggio, e che riversa ogni gioia ed ansia in ciò che scrive, in ciò che suona. Descrive le difficoltà del crescere, del maturare, del trovare il proprio spazio, il proprio modo di esprimersi senza però smettere di riconoscersi guardando lo specchio o guardando qualche vecchia polaroid.

TRACK BY TRACK

1- ‘SCUSAMI’:

‘Scusami’ è un dibattito fra due identità opposte e complementari, separate da uno specchio: da una parte l’anima quasi adulta, che sosta difronte allo specchio nel presente, dall’altra l’anima bambina, rinchiusa in un riflesso del passato. Forse condizionato dal segno dei gemelli mi sono sempre sentito diviso fra due personalità ed in questa canzone ho cercato un punto per farle dialogare.

2- ’74’

Uscito dalla maturità col punteggio di 74\100. Una valutazione mediocre, il classico limbo del ‘potrebbe ma non si applica’, una voce che mi insegue sibilando dal giorno di quell’esame. Valgo veramente quel voto secondo me? Decisamente no. Da qui nasce ’74’: dalla volontà di dimostrare la falsità di quel voto e strapparmela di dosso.

3- ‘FOTOFOBICO’

‘Fotofobico’ è un invito, a tratti provocatorio e dissonante, a riflettere sempre autonomamente, a non fermarsi ad una definizione, a cercare il proprio spazio sicuro nel complesso mosaico di opinioni che ogni giorno ci scorrono davanti gli occhi. Accendere se stessi cercando di spegnere ogni rumore di fondo, per ritrovarsi nel buio di una stanza con le finestre chiuse.

4- ‘FOTOGRAMMI’

A volte mi domando se vorrò mai diventare padre. E se sì, che tipo di padre sarei? Le risposte in parte mi spaventano, comincio a sentire un senso di pressione crescente e mi tornano in mente una cascata di istantanee vissute con mio padre: non so se l’idea di poter essere genitore un giorno mi piaccia o mi spaventi, ma so quanto è stato bello essere figlio. Fotogrammi è la conclusione a cui sono giunto dopo essermi arrovellato la testa con queste domande: se mai dovessi essere padre, vorrei essere come mio padre.

5- ‘a.C.’

Il ricordo più indelebile della mia adolescenza e l’unico che vorrei poter rimuovere. Il reato che trovo più disumano e quindi più difficile da perdonare è la violenza sessuale, specie se rivolta ad un minore. ‘a.C.’ è, come tutte le altre canzoni del disco, il racconto di un’esperienza personale, reale vissuta, e descrive la rabbia irrazionale che negli anni si annida in una ferita che non potrà mai rimarginarsi.

6- ‘INTERVALLO ACUSTICO’

Scritta durante il secondo lockdown in un momento di grande difficoltà familiare, ‘Intervallo Acustico’ è un’ ode all’amicizia, ai rapporti umani profondi che sanno tenerti su nei momenti di difficoltà, agli abbracci e al contatto fisico. Gli affetti vengono paragonati a dei grandi alberi, ben radicati e saldi nel terreno che pur non toccandosi interagiscono costantemente fra loro, scambiandosi energia e sostegno reciproco.

7- ‘NON FA PER ME’

Prima di iniziare a scrivere canzoni mi sono mantenuto lavorando per diversi anni in fabbrica. Inutile dire che non mi sentito davvero a mio agio in quei contesti. Ma la cosa che mi sentivo più distante era l’ideale di vita standard (casa, famiglia, lavoro) che respiravo in quegli ambienti. ‘Non fa per me’ è stata scritta proprio durante la pausa pranzo in uno di quei capannoni industriali ed è lo sfogo in cui ho ammesso a me stesso che la voglia di raccontarmi e la passione per la musica valevano molto più del mio stipendio.

8- ‘PROMETHEUS’

‘Prometheus’ è una canzone figlia della reclusione forzata durante il periodo di quarantena. E’ un reportage di ciò che vedevo e sentivo succedere intorno a me in quei momenti. Un testo scritto di getto, istintivo per imprimere in una canzone un momento assurdo  che nessuno aveva mai vissuto prima.

9- ‘È UN PAESE PER VECCHI’

‘È un paese per vecchi’ è un brano scritto in collaborazione con Dreabb per scherzare sulla scena musicale delle piccole realtà di provincia, in cui viviamo In un paesino con meno di diecimila abitanti è difficile trovare spazi per promuoversi da emergenti: ci passano avanti le cover band, le orchestre di liscio, i karaoke e noi sgomitiamo per farci sentire. A volte però ci domandiamo : “siamo sbagliati noi o siamo nel posto sbagliato?”

10- ‘PROBLEMI DI INSONNIA’

Fin da bambino ho avuto problemi ad addormentarmi. L’insonnia può anche essere un momento buono da sfruttare per appuntarsi uno fra i mille pensieri sparsi che la mente ci fornisce per non farci addormentare. Scritta durante una notte insonne, descrive una serie di immagini, di azioni, di pensieri che si susseguono nella notte fino ad arrivare all’atto finale: la scrittura di un testo che li racchiuda tutti quanti, dopo il quale posso finalmente addormentarmi.

11- ‘MALAIKA’

‘Malaika’ è una lettera a cuore aperto, scritta con gli occhi di un bambino e raccontata con le parole di un ragazzo di ventisei anni, che descrive i cambiamenti di un rapporto madre-figlio nel tempo. Cambiano gli sfondi, le persone, gli stati d’animo, cambiamo anche noi nel frattempo ma il riflesso della tua immagine attraverso i miei occhi rimane immutato. Ti vedo e ti sento oggi come quando mi tenevi in braccio per portarmi al mare ed è proprio riguardando queste vecchie foto sbiadite che mi sento il diritto di restare bambino ancora per un minuto.