(di Maria Elena Molteni)

Per una volta partiamo dalla fine, dal post scriptum di Alessandro D’Avenia sul Corriere della Sera. Che recita così: “Perché non cominciare dall’imminente festival della canzone, divenuto vetrina di lotte sociali e culturali? Magari tra i monologhi potrebbe esserci quello di una professoressa precaria, di uno studente che ancora a fine gennaio non sa (tutto tace al ministero) come sarà la maturità di quest’anno, di una mamma con un figlio bisognoso del sostegno o di una che il figlio l’ha perso…”. E se dalle parole del direttore di Rai1, Stefano Coletta, oggi in conferenza stampa, si evince che la 72esima edizione sarà all’insegna della leggerezza, è proprio il direttore artistico Amadeus che ricorda come le persone che salgono su quel palco “possono dire qualcosa di incentivo per tutti”.

Bene, dunque, togliere dal palco la parola Covid. Applausi. Finalmente. Ma se Sanremo è lo specchio del paese, lo deve essere anche, come bene dice D’Avenia, di “Lorenzo Parelli, 18 anni, morto durante l’alternanza scuola-lavoro. Matteo Riganti, 18 anni, morto per una fragilità acuita dalla pressione scolastica…”; dei “docenti, la categoria più soggetta a burnout … ” della “scuola progressista come macchina di disuguaglianza”. Parliamone, con leggerezza. Cantiamone, con leggerezza. Ma non facciamo finta di nulla nel nome del ‘abbiamo bisogno di leggerezza’. Che diventa poi noia. Dimenticanza. Colpa. Non pensiamo qui, su questo giornale, che gli artisti abbiano un dovere, in questo senso, di dire, fare, schierarsi. No, non lo pensiamo affatto. Ma quel palco è un’occasione per parlare davvero. Non lasciatevela sfuggire. Con leggerezza. #sanremo2022 #lascuolabrucia