Hair The Tribal Love-Rock musical’ torna con un nuovo allestimento 2021/2022 in scena  l’8 gennaio a Saronno (Varese) al Teatro Giuditta Pasta; dall’11 al 13 gennaio a Trieste al Teatro Il Rossetti; dal 14 al 16 gennaio a Reggio Emilia al Teatro Valli. Il tour, una produzione MTS Entertainment in collaborazione con Compagnia Dell’Alba, si concluderà in primavera a Milano. In alcune città, prima della rappresentazione, agli spettatori più giovani verrà offerto un incontro con il cast e con uno psicologo che introdurrà le tematiche dello spettacolo tra le quali la tossicodipendenza e l’educazione sessuale, perché lo show possa essere anche occasione di approfondimento e crescita.

Alla fine degli anni sessanta un musical, che da lì a pochi anni sarebbe diventato un film, scosse profondamente l’opinione americana. Tra sesso, scandalo, droghe e musica rock ‘Hair’ raccontava la storia di una ribellione, contro la tradizione, il conservatorismo e le guerre, soprattutto contro la traumatica guerra del Vietnam. E proprio i capelli rappresentano simbolicamente il rifiuto totale nei confronti della guerra, i protagonisti del musical portano i capelli lunghi come espressione del rifiuto di entrare a far parte dell’esercito americano.

Il musical debutta nel 1967 a New York in un teatro minore e poi, dopo 45 repliche, arriva a  Broadway. Numerose le messe in scena successive, da Los Angeles a Londra, a Sidney, fino ad arrivare a Roma, al Sistina dove i giovanissimi Renato Zero, Loredana Bertè e Teo Teocoli, con la regia di Victor Spinetti e l’adattamento dei testi di Giuseppe Patroni Griffi, portarono il rock, un cast multietnico ed il primo nudo in scena nel tempio dei musical più classici, per un grande e contestato successo.

Scatenata, coloratissima, emozionante, coinvolgente, quella di ‘Hair’, creato da James Rado e Gerome Ragni (autori rispettivamente del libretto e delle liriche)  e da Galt MacDermot, autore delle musiche, è una storia senza tempo, una storia di amicizia, amore libero e pacifismo, ancora oggi simbolo della controcultura hippie, che porta messaggi di straordinaria attualità: fratellanza, multiculturalità, libertà, come desiderio di spogliarsi di tutto per essere se stessi (come nella scena di nudo di fine primo atto), ambientalismo, lotta alle differenze sociali e sessuali e impegno civile, sono alcuni dei temi che ancora oggi risvegliano la coscienza dei ‘nostri’ giovani.

“Oggi, come allora -sottolinea il regista Simone Nardini- esistono ancora tanti Vietnam… e tanti giovani con la voglia di liberarsi dalla schiavitù commerciale della società. ‘Hair’, spettacolo cult fine anni ’60, è più che mai l’ideale manifesto delle nuove generazioni che cantano l’alba dell’era dell’Acquario. Il mio tributo vuole rendere omaggio all’opera-rock simbolo del pensiero ‘hippie’. In quegli anni si formavano gruppi di ragazzi e ragazze che trascorrevano il tempo senza inibizioni e accompagnavano la protesta contro le sofferenze della guerra con il grido di ‘Sesso, droga e Rock’n’Roll’. ‘Hair’ il musical con il suo folto cast, le musiche eseguite dal vivo, le coinvolgenti coreografie, il libretto in italiano ma le canzoni in lingua originale e la trasgressione irriverente dei sui contenuti -conclude il regista- coinvolgerà ancora le platee dopo oltre 50 anni dal suo debutto a Broadway”.