Random (all’anagrafe Emanuele Caso) pubblica il videoclip ufficiale del suo nuovo singolo ‘Siamo di un altro Pianeta’ (Visory RecordsBelieve), uscito il 25 giugno. Il video è stato girato da Samuele Sbrighi nel Parco Artistico Mutonia, una cava abbandonata a Santarcangelo di Romagna  in cui una comunità di artisti inglesi, il gruppo Mutoid, ha dato vita negli anni ‘90 a una serie di installazioni realizzate con rifiuti inorganici come ferro, plastica, gomma, alluminio e rame. Un luogo surreale in cui Random e il corpo di ballo guidato dalle coreografie di Mattia Bubi (che si è ispirato alla serie cinematografica Mad Max) si lasciano andare a una sorta di danza tribale liberatoria, accompagnando con le note incalzanti del brano la fuga dei due protagonisti verso un futuro immaginario, ‘un altro Pianeta’.

Scritto da Random insieme a Raige e prodotto da Zenit e Mario Fanizzi, ‘Siamo di un altro Pianeta’ è un brano up-tempo che riporta allo stile più conosciuto e amato del giovanissimo artista. Un’insolita canzone d’amore che trasporta i protagonisti in un mondo tutto loro, stravagante e romantico, il mondo in cui Random stesso si riconosce da sempre. ‘Siamo di un altro Pianeta’ arriva dopo la pubblicazione dell’album ‘Nuvole’: continua metaforicamente un’ascesa che ora dal cielo arriva nello spazio, per incontrare l’universo descrivendo quel pianeta impossibile da replicare: la sua personalità.

‘Siamo di un altro Pianeta’, racconta Random “è un pezzo da urlare a torso nudo su una montagna ed è una delle canzoni di cui vado più fiero in assoluto. E’ un brano che mette gioia e allo stesso tempo ha un messaggio importante. Una frase come ‘Non ti ricordi chi sei quando ti senti uno zero’ è al centro del significato di tutta la canzone: tutti noi a volte sentiamo di non valere abbastanza, e sono quelli i momenti in cui non ricordiamo chi siamo, perché in fondo il nostro valore lo conosciamo bene, lo abbiamo sempre saputo, anche se a volte lo dimentichiamo . ‘Siamo di un altro Pianeta’ è rivolto un po’ a tutti. Molte persone si sentono diverse nel modo di agire e di pensare -conclude- io per primo”.

Photo credit: Filippo Zanghini