“Ma tu non saprai mai come ci si sente ad essere come le vetrine dei supermarket la notte, scintillanti sul davanti, ma vuote e buie dentro”. Così Serena in ‘Streetlights’ racconta di un amore tossico “un desiderio impossibile da realizzare e un groviglio di emozioni che ti tiene legato, senza concederti la persona amata né darti la chance di volerti abbastanza bene da slegarti da quegli stessi lacci emotivi ed essere libera”. 

“Per un anno e mezzo -racconta Serena- sono stata follemente innamorata di qualcuno non disponibile. Era nel mio gruppo di amici quindi era inevitabile vederlo ogni giorno o ogni volta che si usciva. Molte notti sono tornata a casa da una festa da sola, piangendo per strada, sotto la luce dei lampioni, desiderando che fosse successo qualcosa tra di noi. Avevo così poco amore per me stessa che pensavo di meritare l’amore di qualcuno così annoiato della sua stessa relazione che voleva solo attenzioni da parte mia”.

C’è tutto questo in ‘Streetlights’, un brano che ha nelle sonorità una batteria incessante, a indicare chi continua imperterrito nella sua strada, e la profonda intimità e spiazzante sincerità del testo. A questo si aggiunge la poesia e lo spoken word, amato dall’autrice, ma mai abusato, relegandolo al ruolo della coscienza. Le parole che subentrano non sono altro che pensieri più profondi che parlano.

Scritta e prodotta nel 2017, ‘Streetlights’ è stata realizzata nella versione attuale in collaborazione con il producer Sean Frost (Edinburgo, UK) registrata a inizio 2020, nel suo studio di West London. Il brano è contenuto nell’Ep ‘Welcome to Wasteland’ con quattro tracce in cui ‘Waste-Land’ è il mondo di opportunità perse in ‘Streetlights’, quel territorio in cui ci si maledice tornando a casa la sera, riversando lacrime su lacrime sul perché quella serata appena trascorsa non sia andata come immaginavamo.

“Per molto tempo sentivo di aver scritto questo gruppo di brani inevitabilmente legati tra loro -sottolinea Serena riguardo all’Ep-  ma non sapevo come sintetizzare questo rapporto. Poi un giorno capii, quelle canzoni così diverse tra loro, avevano come filo conduttore  la sperimentazione e la ricerca, di un suono ma anche di se stessi. Sono il dolore, la gioia, l’avventura, la paura di avere vent’anni e seguire i propri sogni mentre si cerca di diventare la persona che si è sempre voluto essere”.

 

Photo credit: Astrid Serughetti