(di Daniele Rossignoli) “Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, il rap è già un fenomeno superato, bisogna affidarsi ai poeti”. Questo, in sintesi, il pensiero di Bernardo Lanzetti, ex voce della Pfm, che con l’album ‘Horizontal Rain’ celebra i suoi cinquant’anni di carriera. L’album è composto di 9 brani di cui 8 in inglese (due testi scritti dall’amico Peter Jack Marmot, wordsmith e coach manager tra Londra e Marbella) uno in italiano, ‘Ero un num Ero’ “costruito su una elementare e casuale progressione numerica come a dimostrare che la sbandierata, cosiddetta, ‘ispirazione’, a volte, può essere solo una favola per ingannare l’ascoltatore sprovveduto”, osserva.

“Questi lunghi mesi di ‘isolamento’ -sottolinea Lanzetti intervistato da IlMohicano– potevano e dovevano essere utilizzati per inventarsi qualcosa a livello musicale. Si doveva approfittare di tutti i nuovi mezzi che si avevano a disposizione, invece la maggior parte dei colleghi ha fatto solo dei video per far vedere come erano bravi a suonare, senza creare un modo nuovo musicale. Si doveva prendere esempio da Franco Mussida -prosegue- che ha inventato un  nuovo sistema musicale basato sulla coppia di note. C’è tanta musica ancora da scoprire, quella tonale, quella dodecafonica -prosegue- che non è stata ancora affrontata dai musicisti rock”.

Inoltre, prosegue Lanzetti “bisogna lavorare di più sulla poesia. E’ ora che i testi siano affrontati in maniera seria, grazie soprattutto a chi con le parole ci vive. E’ inutile buttare giù tre, quattro frasi ad effetto tanto per scrivere qualcosa. Bisogna affidarsi ai poeti, bisogna cercare strade nuove. A mio avviso è stato buttato via un sacco di tempo e si sono creati degli spazi  dove si sono inseriti quelli più raccomandati. Stiamo vivendo un momento storico critico -aggiunge- e non abbiamo una musica che lo descriva”.

Secondo Lanzetti non bastano solo i testi per dire qualcosa, lo bisogna fare attraverso la musica e per questo ritiene che “i rapper siano ormai superati. E’ assurdo dire che questo mondo fa schifo a parole -precisa- bisogna farlo attraverso la musica. Il rock, alle sue origini, avvertiva che c’era una rivoluzione in corso. Oggi abbiamo molti problemi -prosegue l’ex Pfm- ma non c’è una musica che li possa descrivere, una musica che sia riconoscibile. I rapper non sono un fenomeno attuale, ci sono da una vita ma non esprimono più lo smarrimento, sono superati”.

Fondatore, nei primi anni ’70, del gruppo rock progressivo Acqua Fragile, con cui pubblica due album, Bernardo Lanzetti dal ’75 al ’79 è il cantante della Pfm, con la quale incide tre album (‘Choccolate Kings’, ‘Jet Lag’ e ‘Passpartù’ oltre a cinque bootlegs relativi ai concerti di Tokyo, Osaka, Edimburgo, Londra e Los Angeles. Lasciata la Pfm negli anni ’80 pubblica due album con i Cantautores (gruppo in cui militavano, tra gli altri, Alberto Radius, Mauro Masini, Angela Baggi e Dino D’Autorio) e alla fine degli anni ’90 riprende la carriera da solista. Negli anni 2000 è la voce degli Extra (specializzati in cover dei classici del rock), dal 2005 entra a far parte dei Mangala Vallis e negli ultimi anni ha ricostituito gli ‘Acqua Fragile con i quali sta lavorando alla pubblicazione di un nuovo album di inediti.

In tempi di reunion, capitolo definitivamente chiuso con la Pfm? “Con loro -spiega Lanzetti- il capitolo era arrivato alla fine ancora prima che si chiudesse ufficialmente. Dopo la tournée americana di ‘Jet Lag’  la band aveva messo ai voti se si voleva restare negli Usa o tornare in Italia. Io e Flavio Premoli votammo per rimanere ma la maggioranza volle tornare. Tirarono i remi in barca e decisero di fare un disco più italiano, meno sperimentale, meno prog, meno d’avanguardia”.

“Un disco -precisa- con la parte vocale un po’ mortificata. ‘Passpartù’, infatti, è un album che avrebbe potuto cantare chiunque, non era necessario avere un vocalist. Durante i concerti mi accorgevo, sempre più, che il mio ruolo stava diventando marginale, passavo più tempo dietro il palco che a cantare. La Pfm è composta da musicisti sopraffini -tiene a precisare- che però non hanno mai avuto un rapporto equilibrato con la voce, con il canto. Se prendiamo ad  esempio ‘Celebration’, uno dei brani più famosi, è composto in tutto da 19 parole. ‘Impressioni di settembre’ ha un ritornello che è totalmente strumentale. Un’idea geniale, non lo metto in dubbio, ma un cantante, non potendo cantare il ritornello è sacrificato. Lasciare la band, quindi, è stato un passaggio naturale”.

Tornando al suo nuovo album, ‘Horizontal Rain’, Lanzetti si è avvalso della collaborazione di 19 musicisti più 7 elementi di coro della Compagnia Teatrale O.L.B.C. di Foligno e tutta l’estensione vocale dell’artista che supera le 3 ottave. Han no preso parte al progetto il sax baritono di David Jackson, lo stick inconfondibile di Tony Levin, le chitarre incalzanti di Marco Colombo e quelle di Andrea Cervetto e il violino struggente di David Cross.