Si intitola ‘Mostro’ il nuovo singolo di Federica Carta, da oggi in rotazione radiofonica, su tutte le piattaforme digitali e accompagnato dal videoclip ufficiale. In questo brano l’artista si ritaglia un momento di intimità per imparare ad ascoltare e liberarsi delle voci che nei momenti bui possono annebbiare l’immagine che abbiamo di noi stessi.

“Ho raccontato a Riccardo Scirè e Galeffi tutto quello che volevo esprimesse il pezzo”, racconta Federica Carta. “Ho passato gran parte del mio 2020 cercando di sentirmi migliore per me stessa e con ‘Mostro’ voglio essere vicina a chi si ritrova in balia delle mie stesse emozioni: avere dei momenti o delle giornate no è normale, siamo esseri umani, fa parte della crescita e della vita e tante volte questo ci dà la forza di rialzarci. Non serve a niente nascondersi dietro la perfezione”.

Nel videoclip diretto da Priscilla Santinelli, Federica Carta si ritrova in una stanza ricoperta di teli bianchi con frammenti di specchi appesi, che non permettono di vedere il suo viso. Federica si riflette su differenti superfici mostrandola sempre distorta e irreale. L’idea prende spunto dalle fotografie di Duane Michals, con la volontà di andare oltre la grezza superficie delle cose, oltre la realtà, per raggiungere l’ ‘identità dell’essere’. Le immagini sono ‘lo specchio’ dei pensieri, che portano Federica a volersi nascondere dal mondo, rinchiusa in quella stanza, imprigionata dal mostro che pensa di essere, prigioniera del giudizio, della sua troppa sensibilità e delle ambizioni troppo grandi, imprigionata come il bozzolo di una farfalla che non riesce a schiudersi.

Artefice degli specchi rotti e del suo malessere che affiora, Federica Carta si ritrova alla fine a riordinare i pezzi e i frammenti della sua vita accorgendosi che la sua immagine, prima riflessa in un ambiente asettico, arido – motivo dei fiori senza vita che troviamo a terra – ha come sfondo un arioso cielo blu che sa di promessa. Una promessa di consapevolezza, è la volontà di oltrepassare il giudizio, con il desiderio di ricomporsi e di vedersi riflessa nella sua armoniosa interezza.

In questo pezzo l’interprete si spoglia delle sonorità up-tempo e urban per ricercare atmosfere essenziali e sintetiche che trovano profondità nella voce e nelle parole del testo, spesso dure, ma “le più adatte visto il modo in cui al giorno d’oggi siamo molto più duri nei nostri confronti”.