(di Daniele Rossignoli) Per la nona volta Francesco Renga torna a calcare il palco del Teatro Ariston per la 71/ma edizione del Festival di Sanremo  (otto da solista e una volta, la prima nel lontano 1991, con i Timoria) è lo fa con un brano, ‘Quando trovo te’ (Sony Music) che lui stesso definisce “una canzone felice”. Il brano, spiega “è nato durante il primo lockdown, mentre ero in fase di trasloco ed aprendo gli scatoloni ho riscoperto un sacco di ricordi, i mie diari di quando avevo sedici anni, vecchie fotografi. Questo -sottolinea- è stato per me liberatorio, è venuto fuori il potere salvifico che ha l’oblio ma anche il piacere di ritrovare ricordi nascosti che mi hanno ispirato per il brano”.

Un brano quindi autobiografico ma legato ad un anno difficile “una canzone -sottolinea- che è l’esplosione di un ricordo che sale dall’anima e ci riporta alla normalità, una normalità che per me è sintomo di felicità. Il brano racconta di un uomo che cammina per strada ed è in preda ad una frustrazione, qualcosa di negativo che lo porta però a ricordarsi di qualcosa che aveva non dimenticato ma nascosto. Io credo -sottolinea-  che ci siano dei ricordi che teniamo ben custoditi proprio per proteggerli dalla vita e dalla sua frenesia. Quando riaffiorano questi ricordi, ci riportano ad una situazione di normalità che coincide con la nostra felicità. Tutte quelle piccole cose che a me personalmente salvano la vita”.

“Certo -osserva- non è andato tutto bene come tutti si auguravano all’inizio della pandemia. Non tutto è andato bene, anzi qualcuno è stato lasciato indietro, ma forse ce la stiamo cavando. Ne usciremo migliori? Questo sinceramente non lo so. Per quanto  mi riguarda questo periodo mi è servito per ritrovare cose che stavo perdendo. Tutto ciò che sembrava scontato e anche il modo di condividere il dolore degli altri ci ha dato un senso di comunità che rischiavamo di perdere. Forse, adesso, c’è una visione diversa anche della società”.

In tutto questo, aggiunge Renga  “credo che il Festival di Sanremo quest’anno possa segnare una vera ripartenza. Dopo mesi e mesi riaccendiamo i motori e torniamo a fare il nostro mestiere. Anche se senza pubblico ma con i musicisti, i tecnici, tutti quegli addetti ai lavori che, più di altri, nel nostro settore, hanno sofferto”. Una ripartenza quindi che lo vede in gara a doversi confrontare con una nutrita schiera di giovani, forse la più numerosa mai salita sul palco di Sanremo: “mi diverte tantissimo gareggiare con loro -spiega Renga- che  mi ricordano il mio primo festival, nel ’91, quando avevo solo 21 anni, la loro età. Allora ero in gara, con i Timoria, nella categoria ‘esordienti’. Loro, invece, ora sono già tra i big. E’ per me motivo di orgoglio giocarmela sul loro stesso terreno ed essere rimasto saldamente collegato a quello che è il panorama musicale italiano. Questa è la vera rivoluzione del festival, segno del cambiamento di passo che Sanremo ha avuto in questi ultimi anni ed è questa -conclude- la vera novità”.

Photo credit: Tony Thorimbert