(di Daniele Rossignoli) “E’ tutto nuovo per me, è il mio primo Festival e quindi c’è un po’ di ‘ansietta’ ma voglio godermelo proprio tutto'”. Preoccupato per la sua prima volta al Festival di Sanremo, Fedez confessa il suo stato d’animo a pochi giorni, ormai, dall’inizio della kermesse canora che lo vedrà in gara, dal 2 al 6 marzo prossimi, in compagnia di Francesca Michielin con il brano ‘Chiamami per nome’, scritto dallo stesso Federico Lucia con Francesca Michielin, Davide Simonetta, Alessandro Mahmoud e Alessandro Raina e prodotto da d.whale.

“Tutto è partito da me e Francesca -racconta Fedez-  ci siamo visti un po’ in studio e un po’ a distanza. Poi Davide Simonetta si è visto con Mahmoud, ed è nato questo lavoro di collettività molto bello e che rappresenta per me una vera boccata di ossigeno, un modo per tornare a cantare live”. Fedez tiene a sottolineare come il progetto, “che non è mio ma di tutti quelli che vi hanno preso parte”, non preveda un seguito. Almeno per ora: “in questo periodo -sottolinea- ho una visione completamente diversa rispetto a quella che avevo prima. Ho voglia di cambiare -aggiunge- ed è io momento delle cose non ponderate. Con gli amici con cui faccio musica -aggiunge- abbiamo iniziato un percorso diverso. Mi ha sempre affascinato l’idea di vivere la musica in maniera collettiva, di respirarla con gli amici senza pensare troppo alle dinamiche che le girano attorno”.

Quanto alla sua partecipazione al Festival “c’è la voglia di vivere un’esperienza che non ho mai vissuto -sottolinea Fedez- e che mai avrei pensato di vivere. L’unica volta che sono stato a Sanremo ho accompagnato Lorenzo Fragola di cui ero il manager. Vedendolo sul palco mi dissi che al suo posto io non ce l’avrei mai fatta, non sarei stato capace di gestire una tale situazione e anche oggi non so se emotivamente ci riuscirò. Sarà per me una vera terapia d’urto”.

In soccorso di Fedez, Francesca Michielin si dice invece convinta che tutto andrà liscio: “Federico -spiega- si sta prendendo a questo festival con una tale serietà che per me è anche istruttiva. Ha voluto prendere una sala dove lavora tutti i giorni, ci confrontiamo quotidianamente su ogni minimo dettaglio e lui sta mettendo anima e corpo in questo progetto”. Un vero perfezionista, quindi anche durante la creazione del pezzo: “è filato tutto liscio -sottolinea lo stesso Fedez- e l’unico problema che abbiamo incontrato era legato ad un pezzettino di testo, due parole, su cui abbiamo trattato per tre settimane”.

Per tutto il resto “ci siamo divisi tra didattica a distanza e studio -precisa- e anche lavorare lontani l’uno dall’altra non l’ho trovato un disvalore. Avere un appuntamento di socialità anche solo via ‘zoom’ è stato fantastico. Non dico che questa sia la nuova frontiera di fare musica -aggiunge- ma sicuramente è il paradigma dei tempi che stiamo vivendo. Lavorare cosi, personalmente non mi è dispiaciuto affatto”.

Dopo mesi di isolamento forzato, durante i quali Fedez e la moglie Chiara Ferragni si sono impegnati in numero iniziative benefiche, lo stesso Federico si dice “orgoglioso per quanto abbiamo realizzato. In questo periodo -osserva- sto percependo uno spirito di appartenenza che prima non sentivo. Non so se questo ha innescato tutta una serie di cose, ma sapere che facciamo parte di una collettività, percepire di far parte di un paese è una sensazione nuova per me, che non ho mai provato e che spero rimanga in futuro”. Sono molto orgoglioso di quello che è stato fatto ma soprattutto -sottolinea- per averlo fatto in senso più collettivo che personale”.

Quanto al dover cantare senza pubblico in sala “è un’esperienza che ho già fatto con il concerto in streaming realizzato per ‘Scena unita’. E’ un esperienza unica ma in questo momento è giusto così. Il segnale da dare ora è esserci, un faro da accendere sulla musica e sulle persone che vivono e lavorano in questo ambiente”.

Anche Francesca Michielin non è la prima volta che si esibisce senza pubblico: “ho fatto dei live in streaming senza pubblico a febbraio dello scoro anno ed è stata un esperienza surreale -spiega- perché quando sali sul palco è come se il concerto lo facessi metà tu e metà il pubblico. In questa situazione però -aggiunge- credo che la salute e la sicurezza vadano al primo posto e quindi sono d’accordo con la scelta che è stata fatta.  Canteremo pensando che ci sono tantissime persone da casa che ci stanno vedendo”.