Il prossimo 11 dicembre Jane Birkin pubblicherà il suo album ‘Oh! Pardon tu dormais…’, in parte un adattamento musicale dello spettacolo teatrale omonimo scritto dalla Birkin negli anni ‘90, con alcuni testi recenti scritti durante la realizzazione dell’album ma soprattutto il progetto più intimo che Jane Birkin abbia mai pubblicato. La cantante e attrice racconta la nascita di queste 13 canzoni (scritte da lei e messe in musica e prodotte da Etienne Daho e Jean-Louis Piérot) con queste parole: “Quando qualche anno fa, hanno programmato il mio film ‘Oh! pardon, tu dormais …’ a La Gaîté Montparnasse, Etienne Daho veniva a trovarmi spesso. Il film gli è piaciuto molto e ha passato anni a cercare di convincermi a fare un adattamento musicale”.

 Il nuovo album arriva 12 anni dopo il suo ultimo album di canzoni inedite. Ad anticipare la pubblicazione il brano ‘Le jeux interdit’: “In questa canzone -racconta Jane Birkin- ho rievocato la storia delle mie figlie, così ispirate dal film ‘Jeux Interdits’ che da piccole hanno seppellito qualsiasi cosa, con riti solenni: anche l’arrosto della domenica! Giocavano spesso nel piccolo cimitero accanto alla nostra casa in Normandia e hanno scambiato di tutto sulle tombe. Per ragioni di giustizia, i più ricchi venivano espropriati a favore delle tombe più modeste. Le targhe, le viole del pensiero di porcellana, tutto era confuso: una targa a ‘Nostra cara zia’ è stata posta su un’altra tomba generando non poco sgomento tra la gente del posto. E così è nata la canzone ‘Les Jeux Interdits’, più maliziosa del previsto”. Il brano è accompagnato da un video.

Oltre a questo singolo è già disponibile anche il brano ‘Ta Sentinelle’. “All’inizio del processo di scrittura -spiega Jeane Birkin- questa melodia malinconica di Jean-Louis ed Etienne è stata ispirata dallo schema del testo di ‘Les jeux interdits’. Ma i testi sono stati sostituiti con questi, evocando gli anni a venire, l’amarezza provocata da un colpo di fulmine. I primi spasmi d’amore, così miracolosi ma che, come uno sprint di cento metri, non possono andare lontano”.