‘La domanda non ha fine’ è il titolo del quinto inedito di Pierpaolo Battista, disponibile anche su tutti i digital stores e piattaforme streaming. Una novità per il panorama musicale locale e un videoclip registrato dal vivo presso la Media Production Lab di Fernando Stati. In un periodo in cui il settore musicale soffre l’assenza di concerti dal vivo, lo scorso 13 giugno Pierpaolo Battista è stato tra i primi artisti nella provincia dell’Aquila ad esibirsi live in compagnia di Alessandro Sbrolli, nel pieno rispetto delle norme imposte dal governo. Battista ha deciso, però, di dare ulteriormente il proprio contributo rilasciando il suo quinto inedito con un video realizzato dal vivo e fermamente diverso da quelli precedentemente pubblicati.

“Vale la pena vivere?”, si chiede Battista. “È una delle domande che non hanno fine. La domanda è la costante di un’esistenza nella quale l’uomo è alieno a se stesso prima che agli altri. Questo è uno dei temi che il brano affronta collegandosi al ruolo che l’arte o qualsiasi altra attività possono svolgere nel tempo che ci è concesso. Le scelte giuste non sconfiggeranno il male che affligge il mondo, la vita è ingiusta perché sfugge alle logiche della nostra razionalità la quale ha il compito di ordinare il caos della legge universale che ci governa. In questo contesto l’arte nasce come esigenza, uno strumento che supera la morale e l’immorale, l’utile e l’inutile, un’istantanea di ciò che sentiamo, uno specchio in grado di restituirci l’indefinitezza dell’irrazionale”.

“La consapevolezza che ne deriva forse non abbatterà il male del mondo -prosegue Battista- ma può migliorare la nostra vita e quella di chi ci circonda. In tal senso l’arte e ogni attività dell’uomo possono contribuire a creare un mondo migliore senza perdere la percezione delle differenze e della causa per la quale ognuno cerca il proprio equilibrio nel caos totalizzante in cui il giudizio può operare limitatamente: ricercare la verità in assenza di un fine, comprendere che la realtà è troppo complessa per interpretarla e giudicarla con punti vista sommari, inadeguati a una società che ha perso lo scopo. Manca il fine ultimo ma la bellezza della verità, intesa come manifestazione dei nostri limiti e debolezze, può aiutarci a respirare, sentirci vivi, dare un senso all’insensato e magari -conclude- sapere se vale la pena vivere”.