(di Daniele Rossignoli) “Dal Belgio, dove vivo ormai da 8 anni, spero che i miei colleghi in Italia facciano sentire la loro voce, si facciano sentire perchè, dopo il coronavirus che ha messo in ginocchio tutti, occorre ripartire ma non come prima”. Daniele Napodano, emigrato in Belgio “in cerca di fortuna come tanti altri artisti” spiega a IlMohicano come è cambiata la sua vita dopo questa sua scelta di vita.

“Sono venuto in Belgio da esodato, da esiliato -sottolinea- dopo aver lavorato in Italia per tanto tempo. A causa del mio bruttissimo carattere ho dovuto emigrare. Detesto le ingiustizie e i compromessi -precisa Napodano- e per questo me ne sono andato, cercando di fare della musica il mio lavoro, la mia professione. Ho sempre sperato che in Italia venisse riconosciuta un po’ di meritocrazia, che quando uno dice ‘sono un musicista’ sia riconosciuto come un libero professionista come tutti gli altri, che paga le tasse e che merita rispetto”.

Napodano, che proprio in questi giorni è in radio e sulle piattaforme streaming con il suo ultimo singolo, ‘Maledetti Anni 80’ (Street Label Records/Believe Digital), spiega che in Belgio “sono riuscito a fare tutto questo, a sentirmi un musicista rispettato, che paga le tasse e che fa del suo lavoro una vera professione. In Italia ognuno pensa al proprio orticello, tutti gridano ‘uniamoci’ ma poi ognuno fa quello che gli è più comodo. Nessuno fa la voce grossa e non c’è nessun sindacato che difenda la categoria”.

“Adesso -prosegue- vista la situazione, spero che i miei colleghi in Italia inizino a farsi sentire. A me piacerebbe tantissimo tornare a lavorare in Italia ma non alle condizioni attuali. Spesso torno nel mio Paese per qualche festival o qualche concerto ma temo che, dopo la solidarietà di questi mesi dovuta all’epidemia, tutto torni come prima, per motivi pratici. Secondo me bisognerebbe cogliere l’occasione per chiedere un incontro, sedersi al tavolo delle trattative e rivedere molte cose”.

Tra le tante cose da rivedere Napodano suggerisce anche il ricalcolo della tassazione”che anche in Belgio è molto alta ma che viene ricompensata con i servizi offerti. In Belgio le tasse sono mostruose -sottolinea- ma la differenza è cosa di ritorna indietro. Io sono rimasto fermo due mesi, come tutti, ma sono stato totalmente rimborsato, cosa che in Italia non è avvenuta per i miei colleghi”.