(di Daniele Rossignoli) “Noi cantanti, purtroppo, siamo sempre considerati gli ultimi”, Beppe Carletti, intervistato da IlMohicano,  denuncia la scarsa attenzione che viene prestata nei confronti dei lavoratori del mondo dello spettacolo, soprattutto in questo momento, con l’epidemia da coronavirus che sta mettendo in ginocchio l’intero settore. “Il momento è drammatico per tutti -sottolinea il leader dei Nomadi– tutti chiedono delle tutele, ma a noi non ci pensa nessuno. La musica è sempre stata presa sottogamba perchè si ritiene che i cantanti siano dei privilegiati, siano tutti ricchi, ma non è così, anzi. Poi però -osserva- quando si tratta di promuovere una qualche iniziativa umanitaria, ecco che allora ci si ricorda di noi, si chiede il nostro aiuto. Sarebbe il momento che ci prendessero in considerazione”.

Presenti sulla scena musicale da oltre 50 anni (il debutto risale al lontano 1963), con all’attivo più di ottanta album, i Nomadi mediamente, ogni anno, fanno una settantina di concerti lungo tutta la penisola. Ed è proprio quello dei concerti il problema più critico di questi mesi. “E’ chiaro -spiega Beppe Carletti- che come tutti dovremo rivedere la programmazione e sopratutto dove fare i nostri concerti. I teatri, ad esempio, potrebbero essere occupati per più giorni, se non settimane, come avviene per le compagnie teatrali con le loro rappresentazioni”.

Per quanto riguarda gli spettacoli all’aperto, spiega il leader dei Nomadi “penso alle difficoltà a cui andranno incontro, ad esempio, agli innumerevoli piccoli gruppi di liscio, che riempiono le piazze soprattutto d’estate e che vivono del loro lavoro. Loro non possono permettersi di stare fermi. Poi -prosegue- c’è tutto l’indotto: i tecnici, gli attrezzisti, i fonici, i montatori dei palchi. Una intera categoria in ginocchio e senza tutele”.

Durante i mesi di quarantena, Beppe Carletti ha approfittato per fare “dei grandi esercizi al pianoforte. Ne ho fatti talmente tanti -osserva- che a questo punto sono anche stanco”. Mai stanco, però, di salire su un palco tanto da non vedere l’ora di poter tornare a suonare dal vivo: “ho cominciato a studiare musica che avevo 9 anni -spiega- e adesso che ne ho quasi 74 ho lo stesso entusiasmo di una volta. La musica è una passione, passione che non mi abbandonerà mai. Ritengo che poter fare della propria passione una professione, sia la cosa più bella che ci sia”.

E proprio per non stare mai fermo, Beppe Carletti sta già pensando ad un nuovo album: “c’è già un sacco di materiale pronto -spiega- e non appena ci sarà permesso torneremo in studio a registrare” nella speranza che quanto successo “possa rendere la gente più buona. Adesso -osserva- parecchi sono molto arrabbiati, ma questo è dovuto alla drammatica situazione, anche economica, che si è venuta a creare. Mi auguro che tutto possa servire a farci riflettere sul valore della vita, delle cose e degli altri. Bisogna prendere le cose con filosofia, anche perchè non è colpa di nessuno. Siamo positivi e ne usciremo vincitori”, sottolinea Beppe Carletti che conclude la telefonata con un augurante “Evviva la vita”.