Da Santiago del Cile a Buenos Aires, attraverso deserti, coste oceaniche, parchi nazionali, le Ande, le pampas,i villaggi sperduti e la grande città. Una bicicletta, una musica in testa, il ritmo dei pedali e del respiro, una piccola tenda, un paio di borse appese al telaio e tante banane che sono la benzina dei ciclisti: tra gennaio e febbraio Lorenzo Cherubini ha pedalato, da solo, per 40 giorni, dopo i bagni di folla del Jova Beach Party per rientrare in una dimensione ‘solitaria’ favorevole a prendere nuova rincorsa.

Un desiderio di immersione totale nella natura, da conquistare metro dopo metro, salita dopo salita, in uno degli angoli più spettacolari del ‘bel pianeta’. Tutto documentato attraverso una piccola telecamera posta sul manubrio della sua bicicletta per un docutrip, ‘Non voglio cambiare il pianeta’, che sarà trasmesso su Raiplay da venerdì 24 aprile per 16 puntate. Il viaggio di Jovanotti ha attraversato panorami poderosi e strade senza fine, villaggi sperduti e albe primordiali, con incontri inattesi e la complice compagnia dei lama e dei guanacos incuriositi da questo loro simile con le ruote.

“Mi sono preso la libertà di dare musica alle immagini –racconta Lorenzo Cherubini- senza regole, senza troppi pensieri. Lasciando spazio agli errori, alle imperfezioni, all’energia del momento. La musica e la bicicletta sono così simili: più ci sei dentro e più ti vedi da fuori, più ti concentri e più la testa prende direzioni inattese”.

‘Non voglio cambiare pianeta’ è un verso del poeta cileno Pablo Neruda che Jovanotti ha fatto suo per dare il titolo al docutrip. “È un pianeta spettacolare il nostro -spiega- è bello, è tragico, è magico, è diverso, è vecchio e appena nato, sorprendente, imprevedibile. Mi piace, lui non va cambiato. Sta a noi cambiare, senza retorica e senza ideologia, per poterlo vivere senza essere noi il problema. Non voglio cambiare pianeta, perché ci sto bene. Perché è la nostra casa, e mai come in questo momento che siamo costretti a vivere nelle nostre case, stiamo prendendo consapevolezza del valore della cura, del benessere, della qualità della vita”.

‘Non voglio cambiare pianeta’ è anche un omaggio ai poeti: da Primo Levi a Jorge Luis Borges, da Mariangela Gualtieri a Erri De Luca, da Jorge Carrera Andrade ad Antonio Machado per chiudere con Luis Sepúlveda. “La poesia è la mia grande amica di questi giorni di lockdown, e ogni puntata abbiamo deciso di chiuderla con una poesia letta al cellulare, ognuna scelta in modo istintivo, seguendo la logica del viaggio disorganizzato”.

“Ero partito per prendere le distanze da tutti. Sono tornato che dovevo stare distante dagli altri per legge -osserva  Jovanotti- rispetto a gennaio e a febbraio il mondo è stravolto, è cambiato. Sono passati solo 4.000 km, ma sembra tutta un’altra storia. Ecco perché ho voluto condividere ora con il pubblico questa esperienza: perché è un vero trip, un viaggio con il corpo ma anche con la testa, perché c’è la fatica del giorno per giorno, ci sono le vette apparentemente irraggiungibili, ci sono strade senza fine ma che si possono affrontare, una pedalata alla volta, per arrivare ovunque”.

“‘Non voglio cambiare pianeta’ spero possa diventare una pedalata di evasione – conclude Jovanotti- un tempo di sogno in questo tempo sospeso, uno sguardo verso il futuro, un abbraccio collettivo, a chi amiamo e al nostro pianeta”.