(di Daniele Rossignoli) “Per natura io sono ottimista, ma questa volta avverto qualcosa di strano: non è possibile che tutto il mondo sia inginocchio a causa di un virus che nessuno ha ancora capito come sia nato. Vedo un’ombra dietro a questa pandemia”. Franco J. Marino, intervistato da IlMohicano, esprime le sue perplessità sulla reale natura del Covid-19, nate soprattutto dal fatto che “nessuno, fino ad ora, è riuscito a trovare una soluzione se non quella dell’isolamento. Nessuno che riesca a dirci qualcosa che ci possa confortare veramente”.

“Ma che vita è?” si chiede il cantautore partenopeo. “Devono trovare una soluzione. Pare ci sia un farmaco, non un vaccino ma una cura sì. Se fosse così, sarebbe già qualcosa. Purtroppo -osserva- la nostra sanità, sia pubblica che privata, non riesce a garantirti nulla. Se io dovessi spendere anche 100 euro per sapere se ho contratto o meno questo virus, le spendo ma almeno mi tranquillizzo. Non sono arrivati i soldi, non arrivano le mascherine ma arrivano solo annunci da parte del presidente del Consiglio. Per quanto mi riguarda -prosegue- ammiro molto i presidenti di regione Lombardia e Veneto che almeno loro hanno pensato di tutelare i propri cittadini con delle regole precise. Lo stesso stanno facendo anche quelli della Campania e della Sicilia, ma c’è un problema tra stato e Regioni”.

Come tutti costretto in casa, Franco J. Marino è al lavoro per la realizzazione del suo prossimo album, nonostante sia appena uscito ‘Napolatino’ (prodotto da Mauro Malavasi) che comprende, tra gli altri, anche il brano in rotazione in questi giorni nelle radio ‘Per me sei come il cielo’. “Sto preparando due pezzi nuovi -spiega- e la maggior parte del tempo la passo proprio a creare cose nuove. Questo mi salva un po’ da queste giornate particolari. Quando esce un nuovo album -sottolinea- ti butti già al lavoro per il prossimo ed è quello che sto facendo”.

Proprio in questi giorni, J. Marino avrebbe dovuto portare il suo nuovo album in giro per l’Italia: “Con Tony Esposito avevamo in programma di fare delle cose insieme e a Napoli era prevista la prima data del nostro tour. E’ saltata, come sta saltando tutto. Siamo tutti sospesi a un filo ma ora, quello che mi preoccupa di più è che riescano a trovare una soluzione a tutto questo. Non si potranno fare i concerti negli stadi ma neppure negli spazi più piccoli come i teatri e i locali. Secondo me salta tutto, saltano le vacanze, salta la scuola. E’ una stagione persa”.

Cosa può mancare ad un artista che, in cerca di ispirazione, deve potersi confrontare con gli altri, con l’esterno, con tutto il mondo che lo circonda? “A me manca la vita in genere -precisa J.Marino- l’espressione più alta che possa esistere per definire la vita. Tutto il resto viene dopo, però manca la libertà, poter vivere meglio rispetto a prima, puntando sulla qualità. Io sono stato un po’ un profeta -sottolinea- perchè nell’album ‘Napolatino’ c’è proprio questo concetto, espresso ampiamente. Avevo avvertito, e gli artisti avvertono queste cose, di vivere in un modo insopportabile per l’essere umano. Occorreva fermarsi e riflettere -spiega- ma non certo fermarsi in questo modo”.

“Fermarci a goderci la vita. Pensavo a una presa di coscienza, a un rinascimento culturale e sociale che spesso passa anche attraverso la musica. Musica -sottolinea- che è anch’essa la massima espressione di questa globalizzazione: vanno avanti cose che scimmiottano gli americani, quindi il trap, il rap. Si sono inventati questo indie che negli anni ’90 significava non essere tra le major ma etichette indipendenti. Adesso è diventato un genere che se si va a vedere altro non è che un ‘poppettino'”.

“Mi auguro che quanto stiamo vivendo ci possa insegnare qualcosa. Se così non sarà -prosegue- vuol dire che non abbiamo proprio capito niente. Ieri, il mio amico musicista Celso Valli ha definito questo virus democratico, nel senso che becca tutti indistintamente. Lo paragonava al ‘giudizio universale’. Forse non si tratta di un ‘giudizio universale’ ma probabilmente sono in corso le prove generali. Se neppure con questa prova generale riusciamo a cambiare in meglio -osserva- vuol dire che la razza umana è destinata all’estinzione”.

“La mia preoccupazione -prosegue J.Marino- è che questa lunga quarantena stia, di fatto, incattivendo la gente. Più va avanti questa incertezza e gli animi si esasperano maggiormente. Si sta passando dai cori, alle finestre, dagli arcobaleni, dall’andrà tutto bene a qualcosa di diverso, molto meno tranquillo. Per quanto mi riguarda, io continuerò a fare quella che ritengo sia della buona musica, anche perchè non ne conosco altra, non ho mai scimmiottato nessuno. Mi auguro che anche questa esperienza negativa del coronavirus possa riportarci ad ascoltare della buona musica, quella che aiuta a crescere ma soprattutto -conclude- ad emozionare”.

credit photo: Nino Saetti