(di Daniele Rossignoli) “Mi auguro sia uno spartiacque. Credo che sarà un momento che segnerà un prima e un dopo, non solo economicamente ma anche socialmente”. Preoccupato per come potrebbe cambiare il nostro Paese finita l’emergenza Coronavirus, Eugenio Finardi a IlMohicano, sottolinea la difficoltà che “potremmo trovare nel doverci riabituare a stare stretti”. Per quanto lo riguarda, comunque “la mia vita quotidiana -spiega- in realtà non è cambiata molto perchè vivevo in ‘isolamento’ anche prima.  Sono uno che riesce a stare in casa anche quattro giorni di fila e quindi non ho nessun problema. Il problema semmai -aggiunge- è dato dalla presenza costante di tutto il resto della famiglia, sto vivendo in realtà in maniera più affollata di prima le mie giornate”.

Dal punto di vista professionale “ho dovuto annullare quattro concerti e questo mi è dispiaciuto molto”. Intanto, in attesa di potersi nuovamente muovere liberamente, Finardi sta lavorando ad un pezzo scaturito proprio da questo momento “che mi ha ispirato un brano che vorrei far uscire nei prossimi giorni, anche se tecnicamente sarà quel che sarà non avendo a disposizione tutti i mezzi tecnici necessari per una registrazione. Sto però notando -sottolinea- come questo sia un periodo in cui la composizione, la creatività non sia facile. Apprezzo questo silenzio, anche perchè per un musicista il silenzio è fondamentale, ma forse ora ce n’è fin troppo, non aiuta l’ispirazione”.

“E’ forse il momento migliore per guardarsi dentro, per studiarsi, per approfondire -sottolinea Finardi- e  sono certo che poi, alla fine, ci sarà una vera e propria esplosione della creatività da parte di tutti. Ma credo che tutto questa possa, soprattutto, cambiare anche il modo di ritrovarsi in futuro. Eravamo arrivati ad un parossismo, ad una velocità tale, anche in economia, da farci perdere il contatto con la realtà. Questa frenata forse ce ne ha fatto rendere conto”.

A preoccupare Eugenio Finardi sono sopratutto le conseguenze che tutto questo può provocare sul fronte sociale ed economico. “Mi auguro -spiega- che la mentalità delle persone non sia più dominata dalla finanza. Il rischio è che a pagarne le conseguenze siano soprattutto i lavoratori e le piccole attività commerciali, ma per evitare tutto questo credo sia necessario da parte di tutti, e sottolineo tutti, condividere i sacrifici. Credo però che un tocco di umanità verrà comunque fuori, anche di forzata solidarietà, anche perchè ci sono persone toccate veramente in maniera profonda”.

“Sono poi convinto -prosegue Finardi- che a nessuna società, a nessuna economia convenga perdere tutta quella somma di piccole e grandi capacità produttive che sono poi la nostra vera forza economica.  C’è la necessità di sostenere anche le nostre piccole attività, l’artigianato, il manifatturiero. Se si riesce in questa operazione -conclude- ritengo si possa dar vita ad una vera e propria nuova rinascita”.