La carriera di Sammy Davis Junior abbraccia 60 anni di storia dello spettacolo americano attraversando tutti i generi più popolari – da Broadway a Las Vegas, dal grande cinema alla televisione, dal canto al tiptap, ai musical –  ed è uno spaccato della storia e dei profondi cambiamenti che hanno accompagnato la società e il costume degli Stati Uniti. Il documentario ‘Sammy Davis, Jr. I’ve Got To Be Me’, in onda giovedì 2 aprile alle 23 su Rai5, ripercorre la biografia dell’artista parallelamente alle mille contraddizioni del suo Paese: “Cosa ne penso del razzismo? Sono nero, ebreo e ho un occhio di vetro!”.

Sammy Davis Junior ha incarnato in modo originalissimo il percorso di emancipazione degli afro-americani, riuscendo ad essere percepito allo stesso tempo come un apripista e un antagonista dalla sua stessa comunità. Con le sue scelte controcorrente, sintetizzate dall’amore con Kim Novak e dal matrimonio con May Britt, ha fatto emergere le laceranti barriere razziali e sociali che ancora dividevano l’America. Un artista di assoluto livello, nonché uno dei più grandi interpreti dello show business: dagli inizi con il Will Mastin Trio, nell’epoca d’oro di Harlem e del tiptap, all’ingresso nel Rat Pack e al sodalizio con Frank Sinatra, per poi perseguire una carriera solista, come attore e cantante – con luci e ombre – ma mai banale.