(di Daniele Rossignoli) Da venerdì 28 febbraio sarà disponibile in digital download e sulle piattaforme streaming ‘Pani e Cipudda’ (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), il nuovo singolo del maestro italiano del tamburo Alfio Antico, che anticipa l’uscita del nuovo disco prodotto da Cesare Basile, Trema la Terra’ (Al-Kemi/AlaBianca – distr. Warner/Fuga), in uscita il 13 marzo. Il singolo unisce le radici musicali di Alfio Antico ad elementi elettrici ed elettronici, inserti rumoristi e sonorità che guardano al grande panorama della world music contemporanea. Tutto al servizio della parola e delle storie raccontate dall’autore.

Il brano è costruito su un bordone unico che modula aprendosi in maggiore ma che si sviluppa sullo stesso manto di percussioni, note e rumori provenienti dal mondo reale. In questo brano, Alfio Antico rimane popolare ed elettronico insieme, mentre la filastrocca insiste quasi a ricercare un effetto ipnotico sull’ascoltatore. Il testo tesse le lodi di una vita semplice, umile e morigerata in contrasto con le storture dell’ostentare e dell’opulenza. Si tratta di una elaborazione del proverbio siciliano: ‘Megghiu pani e cipudda a casa to, che pesci e carni a casa d’autri’.

Ma chi è Alfio Antico? Fino a 18 anni ha fatto il pastore, e in quel periodo, ha spiegato a IlMohicano  “ho scoperto i suoni, da adolescente: il belare delle pecore, i campanacci, le pelli, i diversi tipi di vento e la tempesta. Avevo nella mia testa il tamburo suonato da mia nonna materna e, con il tempo, nella solitudine delle montagne, di notte, il Tamburo ha difeso le mie paure. Ho iniziato a costruirlo ed è diventato il mio scudo, anzi: parte di me”.

Possiede più di 70 tamburi prodotti da lei. Qual è il suo rapporto con il tamburo al di là di considerarlo come semplice e puro strumento musicale?

“Come ho detto per me sono fratelli, figli, madre e padre. Ritengo il Tamburo qualcosa di sacro. Io ho scoperto lui, ma anche lui ha scoperto me.

A marzo un nuovo album, come sarà?

“Sarà un disco nuovo, una rinascita. Un disco nato dall’incontro con Cesare Basile che ha portato il suo spirito e il suo modo di vivere la musica nelle mie canzoni. Ci saranno suoni differenti rispetto agli ultimi lavori, ma, come ormai faccio da anni, tutto parte dal Tamburo e dai miei racconti, da quelle vibrazioni nascono tutti gli arrangiamenti. Per me ogni disco deve essere un incontro puro, ho bisogno di fratellanza, di una famiglia. Anche questo disco è così, con molte persone con le quali abbiamo condiviso pranzi, cene, musica e parole. Questo sarà il disco”.


Il suo incontro con Eugenio Bennato, come è avvenuto?

“A Firenze, suonavo per strada, in Piazza della Signoria. C’era sempre tanta gente a vedermi, ad un certo punto arrivò pure Eugenio, mi disse che ero bravo e io lo dissi a lui. Il resto si conosce”.

Ha suonato con artisti di livello internazionale, collaborazioni con Dalla, Arbore, De Andrè e tanti altri: c’è qualche ricordo particolare che riguarda ognuno di loro?

“Fabrizio De Andrè voleva il ‘mio pollice’, così come Scaparro, perchè ho lavorato tanto anche nel teatro, fase importantissima per la mia carriera. Lucio era una bella persona, avevamo stima reciproca e ricordo dei piacevoli concerti insieme. Arbore mi ha dato tanto da un punto di vista musicale, ho imparato molto osservando. Non voglio dimenticare Vinicio Capossela, un amico vero, siamo simili, esiste un rispetto umano e artistico tra noi pazzesco. In generale ho collaborato con molti artisti, da tutti ho imparato qualcosa e penso anche di aver lasciato qualcosa da imparare. Sono esperienze che uniscono il lato umano a quello artistico, per me questo è l’importante.

Ha partecipato alla Notte della Taranta: che legame c’è tra la Taranta e la sua musica?

“Quella terra la conosco e conosco quei suoni, penso però di aver fatto un percorso differente nella mia carriera e di aver esplorato il Tamburo quasi come fosse una voce, anche perché per me quella cosa lì è il Tamburo. Ho comunque bellissimi ricordi della Notte della Taranta, ci si diverte sempre.

Come si costruisce una Tammorra?

“Una Tammorra non lo so, io faccio Tamburi, i miei Tamburi. Con le mani e con lo spirito. Per me ogni Tamburo è una storia, c’è qualcosa dentro, lo dico davvero”.