(di Daniele Rossignoli) “Sono un provocatore, sono sempre andato controcorrente per mia volontà e anche perché chi corre da solo arriva per primo. Mi considero un artista di nicchia, che vuole dividere il pubblico e per questo ho fatto una cosa anomala e provocatoria”. Così Angelo Branduardi, a IlMohicano spiega l’origine della sua scelta di mettere in musica l’opera visionaria di Hildegard von Bingen e portarla  in tour. Monaca, reclusa secondo la regola di San Benedetto, fin dall’età di otto anni e poi badessa di Bingen, Hildegard fu mistica e poeta, musicista, filologa ed erborista. Ma, soprattutto, in Germania è paragonata a San Francesco d’Assisi.

“Avevo sentito parlare di una donna che nell’anno mille scriveva di musica -prosegue Branduardi- e già questo significa che era una marziana. Sono andato a guardare cosa aveva scritto e sono rimasto di sasso: una gran parte delle melodie erano immortali. Poi ho saputo di più di questa donna: era incredibile, entrata a otto anni in monastero, ha vissuto più di ottant’anni. Era una poetessa, una mistica, una visionaria, una studiosa di anatomia, una dietologa che scriveva da pari a pari a imperatori e papi”. Ma Hildegard von Bingen “era una femminista convinta, che è diventata uno dei miti del femminismo moderno”.

Fino ad ora Branduardi ha tenuto solo due concerti “ma a Belluno -sottolinea- abbiamo avuto venti minuti di applausi. Questo significa che la spiritualità paga”. Branduardi ama definirsi “un artista di nicchia che però molte volte, senza volerlo ha piazzato dei successi internazionali da milioni di copie, per poi tornare nella nicchia. Io voglio essere un artista di nicchia e voglio dividere il pubblico, convinto che alla fine la qualità paghi”.

E ai giovani che vogliono fare i musicisti o i cantanti cosa può consigliare un artista di nicchia come Angelo Banduardi? “Di essere originali e di avere un brutto carattere come avevo io quando ero giovane. Una cosa che manca ai giovani di oggi è la polvere dietro alle spalle, cioè la famosa gavetta. Forse per questo -conclude Branduardi- non è un caso che lo zoccolo duro della musica italiana siamo ancora noi. Io e i miei amici-colleghi che hanno più o meno la mia stessa età se non di più”.