(di Daniela Faggion)

Il 27 novembre Myss Keta ha chiuso il suo Paprika Tour con un sold out all’Alcatraz di Milano. Sullo stesso palco, tre anni e mezzo orsono, partiva la consacrazione indie pop del progetto nato per caso nel 2013 e coltivato con cura da #MotelForlanini. L’esibizione dell’artista mascherata, l’Angelo dall’occhiale da sera (come canta lei stessa in un pezzo che strizza l’occhio ai nostri polizieschi Anni Settanta) ha avuto inizio appena una manciata di minuti dopo le 21.30 previste e ha tirato dritta come un treno fino alle 23 spaccate, concedendo solo un’altra hit quando è stata richiamata dai suoi Ketamini o Ketaminari, come ama chiamare i fan a gran voce quando non parla più prosaicamente di Boni e Amori.

Peraltro, a chiamarla ‘rapper’ si fa un torto al progetto di cui Myss Keta è l’emblema: quello coltivato dal collettivo #MotelForlanini in un personaggio trash ed eccessivo che sul palco però misura tutto molto bene, a partire dalla voce. Anche se l’incedere è quello della vocalist da club underground – niente che un frequentatore del Kinky di Bologna e del Plastic di Milano ai tempi d’oro non avesse già visto e rivisto – la costruzione dei pezzi è una perfetta macchina da scandalo borghese, una serie di rime e citazioni così ironiche che viene da chiedersi se tutta questa droga e sesso di cui la sacerdotessa di Porta Venezia parla siano davvero il suo pane quotidiano. Perché oltre a tanta club experience, nella musica di Keta risuona anche tanto rock: non a caso la prima volta dell’artista sul palco dell’Alcatraz risale – come lei ricorda dal palco – al 5 aprile 2016, quando i Tre Allegri Ragazzi Morti la vollero come special guest d’apertura, di fronte a un pubblico certamente non affine, almeno sulla carta, alle sue rime irriverenti e chiassose. Lei riuscì comunque a far ballare anche gli indiest più integralisti, forse perché la maschera che su di lei suscita sempre tante curiosità era da vent’anni un segno distintivo della band di Pordenone, che con la sua etichetta La Tempesta ha poi assunto il ruolo di produttore della Myss.

La scaletta della serata è partita con la “botta” di Burqa di Gucci, con la Myss e le sue Girls in rosa anche su Xananas e Clique e fino al primo cambio d’abito alle 21.54, quando la regina della serata opta per una ‘cosina’, come dice lei, a metà fra il mantello di Cappuccetto Nero e il coprispalle di un pugile, pronta per arringare la folla con In gabbia (non ci vado). Con la ragazza di Porta Venezia si susseguono Quentin40, Mahmood su Fa paura perché è vero, Gemitaiz, il Pagante su Adoro… Intanto c’è stato il secondo cambio d’abito e questa volta il colore è rosso fuoco, perfetto per Botox, La casa degli Specchi e l’immancabile Le ragazze di Porta Venezia, con tutte le amiche di Myss sul palco. Non può mancare la celeberrima Monica, né Una donna che conta, ma è sulla title track Paprika che alle 23 spaccate Myss Keta saluta ufficialmente, anche se dichiara che, fosse per lei, si andrebbe avanti fino all’after.

Il suo pubblico però la richiama a gran voce e, mentre qualcuno già comincia a uscire dall’Alcatraz, lei torna in scena con la drag Stephanie Glitter e l’iconica Milano Sushi & Coca con cui tutta l’avventura partì – si racconta – in una torrida notte d’agosto del 2013. Da allora ne è passato di alcol sui banconi, ma di certo il progetto resta talmente lucido, glitterato e arcobaleno che della trasgressione così eccessivamente esibita ci si dimentica e si pensa solo al divertimento spensierato che questa donna riesce a catalizzare. E questo è quello che conta.