(di Daniele Rossignoli) “Il mio rapporto con la musica inizia a quattro anni. E’ stato il mio giocattolo preferito e adesso, dopo più di quarant’anni, continuo a giocare”. E’ quanto spiega a ‘IlMohicano’ Gigi D’Alessio che con Vanessa Incontrada domani, venerdì 29 novembre, darà vita alla prima puntata, delle tre in programma, dello spettacolo su Raiuno ’20 anni che siamo italiani’. Se per Vanesssa Incontrada i vent’anni coincidono con la sua prima apparizione sui teleschermi italiani, per Gigi D’Alessio rappresentano una sorta di ‘sdoganamento’ personale: “vent’anni fa -racconta- cantavo per lo più in napoletano tra i quartieri della mia città. La mia lingua madre era il napoletano -sottolinea- e l’italiano era una sorta di lingua straniera”.

“Fino a trent’anni -prosegue il cantautore partenopeo- ero una realtà locale. Dopo la mia partecipazione al Festival di Sanremo sono veramente diventato italiano. Da allora ho anche superato le Alpi, ho fatto 11 tour all’estero e presto ripartirò per un nuovo tour mondiale.”. Insomma un artista internazionale che però soffre ancora quando qualcuno gli ricorda di come, in passato, fosse qualificato come un cantante ‘neomelodico’.

“Trovo il termine ‘neomelodico’ un po’ razzista” afferma. “Perchè si parla di cantautori romani, milanesi o fiorentini ma per i napoletani, in genere, si parla di ‘neomelodici’? Trovo questo una mancanza di rispetto nei confronti di tanti miei colleghi. Io mi sento un cantautore italiano -cionclude- con la fortuna di essere nato a Napoli”.