(di Maria Elena Molteni)

Una performance assoluta, una rappresentazione unica, nello stile dei chansonniers francesi,  quella che Giangilberto Monti insieme a Ottavia Marini porta in scena a Casa Doc, in occasione della Settimana della Musica, alla Casa degli Artisti di corso Garibaldi, alle 18.30 del 19 novembre. Un progetto importante e complesso che ripercorre la storia e gli autori della canzone d’autore francese e ne fa musica, testo e anche una mostra, che racconta in maniera plastica, attraverso i vinili dell’epoca, la ricca produzione artistica dei “Maledetti francesi”.

“Il progetto Maledetti Francesi – racconta Giangilberto Monti a Il Mohicano – inizia, in realtà, molti anni fa, circa 20-25, quando io ho cominciato ad interessarmi al repertorio non tanto della musica francese in generale, quanto piuttosto di Boris Vian, che è un artista francese Anni 50, che ha fatto tantissimo e che in Italia era abbastanza sconosciuto. L’inizio mio è stato focalizzato su questa figura e dunque ho tradotto canzoni, prodotto spettacoli, scritto libri su di lui. Dopodiché mi sono allargato alla canzone francese in generale, stiamo parlando di un periodo che va dalla fine dell’Ottocento, La Belle Epoque, fino al 1980. Un secolo. di storia, di poesia, di musica, di canzoni, con quei personaggi, alcuni popolarissimi altri meno noti in Italia, che secondo me, e questo è un po’ il motivo, l’ispirazione di tutto, sono poi la radice del cantautorato italiano. Su questo ho scritto libri e saggi. Il progetto Maledetti Francesi l’ho condensato in un libro, dove racconto in modo molto vasto questo mondo, i suoi personaggi, le loro vite, la storia, i passaggi sociali, le trasformazioni della società francese, dell’Europa in generale. Fondamentalmente però, tutto attraverso la musica e la canzone d’autore francese. Poi, avendo pubblicato e tradotto canzoni di Serge Gainsburg e altri, ho immaginato che dopo libro potesse esserci un disco a riassunto. Ho immaginato un lavoro molto crudo, molto essenziale, che ho fatto con una pianista di origine bresciana, Ottavia Marini, che canta. Viene dal mondo classico, è passata poi dalle indie-rock, e ora si è appassionata, incuriosita di questo mondo e le ho proposto di cantare. Il disco sembra realizzato negli anni 50-60, con il pianoforte, la chitarra, due voci e nient’altro. Ed è lo spettacolo che faremo poi in teatro da gennaio del prossimo anno.

LA MOSTRA ALL’ISTITUTO FRANCESE A MILANO

Poi si sono inserite tante cose, perché il progetto ha appassionato anche altri, nello specifico l’Istituto Francese di Cultura, che ha per la prima volta in Italia concesso il patrocinio al disco: non era mai stato fatto. Ora stanno ospitando una mostra discografica che è un po’ la storia anche visiva della canzone d’autore francese, attraverso la copertine dei dischi, attraverso gli spartiti le fotografie e poi alcuni passaggi testuali, qualcosa che possa spiegare al pubblico i personaggi principali e passaggi storici. Quindi una mostra tutti gli effetti ospitata nella mediateca. All’Istituto Francese, il 19 dicembre, ci sarà anche uno showcase.

A CASA DOC

A Milano saremo ospitati alla Casa degli Artisti, a Casa Doc, durante la settimana della musica. Oltre a Ottavia Marini, ho chiamato due ospiti musicali che non c’entrano in realtà niente con questo mondo apparentemente, ma sono Paolo Tomelleri, storico arrangiatore, musicista, clarinettista ultraottantenne, con il quale ho realizzato un progetto precedente sulle canzoni di Dario Fo, e sua nipote, Sofia Tomelleri, che suona il sax. A Casa Doc sperimenteremo, faremo quello che una volta, negli anni 60-70, si chiamava performance: una rappresentazione unica,  solo per quel giorno, per quel luogo e per quel momento.