Che sia moda temporanea o un rilancio effettivo, si vedrà. Quel che è certo è che il vinile, oggi, piace sempre di più. A ogni classe di età. Il cd, sempre meno. Che possa tornare ad essere lo strumento principe per ascoltare musica, forse no. Non succederà. Sarà la passione di pochi o di molti. Un oggetto di culto. Certamente da ascoltare e non solo da conservare. Come il cd spiazzò il vinile negli anni Novanta, oggi il digitale vince la sfida delle vendite. Nel solo 2017, gli abbonamenti a Spotify ed Apple Music sono aumentati di oltre il 60%. E, secondo gli analisti, la tendenza è soltanto all’inizio ed è destinata a crescere. Sicuramente però il mercato del vinile vive una seconda giovinezza: se da una parte sta per chiudere il proprio stabilimento di cd a Terre Haute, Sony ha contemporaneamente deciso di aprire una fabbrica dove riprendere a stampare dischi in vinile. Un mercato, quest’ultimo, che negli Stati Uniti vale qualcosa come 218 milioni di dollari. Senza dimenticare che il vinile rappresenta anche un potenziale investimento. Non esattamente un ‘bene rifugio’ ma una possibile fonde di rendimento sì. Secondo il report della RIAA (Recording Industry Association of America) relativo alle vendite semestrali e diffuso a settembre, l’incremento della vendita di vinile negli Stati Uniti è nell’ordine del 12,9%, mentre stabile è stata quella di cd. La previsione è di chiudere l’anno a 500 milioni di dollari, così superando il mercato dei cd. Di tutto questo si parlerà, anche, domani, in occasione della Vinyl Night, organizzata dall’associazione Logoi a Cascina Torrette, con esperti e musicisti. A partire dalle 18.30, via Gabetti 15.