(di Daniele Rossignoli) Franco Mussida, componente storico della Pfm prima e fondatore poi nel 1984 del Cpm Music Institute, spiega a ilMohicano il ruolo della scuola all’interno di Area Sanremo, il concorso che dà ufficialmente il via al Festival della Canzone Italiana rivolto ai giovani, fornendo loro alcuni consigli su come affrontare la gara. Gara che si svilupperà in due sessioni e che culminerà con la fase finale dall’8 al 10  novembre, durante la quale saranno proclamati gli 8 vincitori, due dei quali, scelti dalla Rai,  andranno a far parte delle Nuove Proposte del prossimo Festival di Sanremo.

Cosa rappresenta Area Sanremo per il Cpm?

“Prima di tutto vorrei sottolineare come io sia particolarmente legato al Festival di Sanremo che, nel bene o nel male, fa parte della storia della musica popolare del nostro Paese. Sanremo continua ad essere un momento importante in cui i ragazzi, le giovani generazioni provano a dialogare con chi ha raggiunto la celebrità e che salendo sul palco del Teatro Ariston hanno la possibilità di entrare nelle case di milioni di italiani.  Noi -prosegue Mussida- siamo legati a filo doppio con la musica popolare, perchè la nostra storia dice questo, e siamo anche legati alle iniziative di formazione che partono da Sanremo. Ci siamo legati soprattutto perchè Area Sanremo non è un talent ma è un palcoscenico su cui si filtrano le sensibilità artistiche, compositive, le idee che tanti ragazzi hanno nell’approcciarsi al mondo della canzone”.

Quale ruolo ricopre il Cpm?

“Quello di accompagnare i ragazzi che vengono a fare l’audizione con l’obiettivo di fare vedere loro quanto lavoro c’è e quanto ci deve essere per riuscire a essere all’altezza, far capire loro che non devono partecipare soltanto per provarci ma che se amano veramente questa professione o se vogliono imparare a saper scrivere e a comunicare attraverso la musica, entrano in un campo che non è semplicemente quello del ‘va beh, ci proviamo’. E’ un problema di volontà e di serietà: riuscire a capire che bisogna approfondire sempre, che non basta ‘buona la prima’, che se ti viene un’idea su questa ci devi lavorare sodo e che non sempre il Padre Eterno ti dà una cosa meravigliosa che funziona subito. Il mondo musicale non è un grande ruota della fortuna che basta girare e aspettare che capiti qualcosa di buono. Dietro ci deve essere il rispetto per tutti quelli che questo lavoro lo fanno e ci investono tempo, cuore, esperienza musicale. Non basta avere del talento perchè il talento va anche sviluppato e non basta avere un talento per considerarsi un genio”.

Insomma un terreno insidioso e difficoltoso?

“E’ un terreno meraviglioso, ma la celebrità non ti arriva per caso. La fortuna ha certo i suoi meccanismi, come quello di farti incontrare la persona giusta al momento giusto, come  l’opportunità di farti ascoltare, ma se c’è una cosa che è oggettiva questa è il pubblico. E’ il pubblico che determina che tu abbia o non abbia successo. Nel mondo della musica non esistono raccomandati. Paradossalmente più raccomandi qualcuno è più questo, in qualche modo, non ha nessuna possibilità di far niente. Sono sicuro che siano la volontà e la capacità della singola persona a determinarne la via per farsi poi apprezzare dalla gente”.

Quali consigli, quindi, dare ai giovani che si presentano ad Area Sanremo?

“La musica è una vitamina emotiva straordinaria, che aiuta la maturazione dell’individuo. Se c’è una cosa che non farò mai è quella di sconsigliare ad un ragazzo di fare musica perchè la musica è una cosa meravigliosa. Il problema sono le aspettative: se una persona è ambiziosa deve darsi da fare e se vuole scrivere delle canzoni deve saper scegliere: se uno vuol cantare deve saper cantare, se poi vuole scrivere la musica deve saper comporre e se vuole anche scrivere le parole, deve farlo in maniera appropriata. Ebbene, se uno deve cantare bene, comporre bene e scrivere bene si mette in tre casini contemporaneamente perchè fare tutte e tre queste cose bene non è facile. Questi ragazzi devono capire che il loro lavoro è quello di essere i rappresentanti di una comunità e quanto più scrivono per questa comunità in maniera appropriata, tanto più si faranno seguire. Il consiglio che do quindi è quello di non guardare solo a se stessi ma chiedersi chi li ascolta”.

 

Dall’84 ad oggi ha visto passare al Cpm almeno 7 generazioni di giovani. Ma i giovani come vedono il Festival di Sanremo?

“Lo vedono come uno dei tanti elementi di quella giostra che è il mondo dello spettacolo e della canzone in particolare. Ci sono tanti elementi di questa giostra che offrono diverse opportunità e il festival è uno di questi elementi.  Lo vivono come una opportunità. I ragazzi che hanno intenzione di mostrare il loro talento attraverso il canto, la scrittura, lo considerano una opportunità. Una giostra che non è mai cambiata. Si è sempre attualizzata, un po’ come gli arrangiamenti delle canzoni: un tempo non c’erano certi strumenti poi man mano che il suono, la tecnologia, gli strumenti sono avanzati sono cambiati i vestiti delle canzoni. Cambiano i vestiti ma non cambia la sostanza. Da quando è nato il Festival sono cambiati gli abiti, sono arrivati i piercing e poi sono spariti i piercing, sono arrivati i capelli rasati e le creste, sono apparsi i tatuaggi poi anche quelli sono passati.  L’unica cosa che non è cambiata è l’anima, la passione e l’amore per la musica. Sono cambiate le forme, se ne sono aggiunte delle altre, è arrivata in maniera prepotente la parola ma poi, alla fine, quello che si chiede sempre alla musica è di emozionare e quindi di emozionarsi. Questo negli anni non è cambiato”.

 

 

credit photo: Omar Cantoro