Nuovo singolo per la giovane cantante italiana di origine eritrea Senhit che, dopo aver cantato per anni esclusivamente in inglese, si presenta al pubblico di casa nostra, cantando in italiano. ‘Un bel niente’, in rotazione in questi giorni in radio, è il secondo singolo in lingua italiana che segue ‘Dark Room’, uscito a marzo. “Dopo che per tanto tempo avevo cantato in inglese -spiega Senhit a il Mohicano– avevo voglia di tornare a casa e di cantare in italiano, contro ogni aspettativa perchè avevo tutti contro questa mia scelta. Per me, però, era necessario e urgente che io, in questo momento, cantassi nella mia lingua”.

Nata a Bologna da genitori di origini eritree, Senhit ha iniziato la sua carriera artistica nel musical di Massimo Ranieri ‘Il grande campione’.  “Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi della musica italiana come Massimo Ranieri, che considero un po’ il mio pigmalione, ma anche con Gaetano Curreri (che ha prodotto il suo primo album e le ha fatto aprire i concerti degli Stadio ndr),  Fabrizio Moro e tanti altri”.

Nei giorni scorsi, le vie di Roma, Milano e Bologna sono state letteralmente tappezzate da manifesti che riportavano l’enigmatico titolo del suo ultimo brano ‘Un bel niente’. “Si è trattato di una idea che trovo molto divertente -osserva Senhit- perchè sui manifesti c’era anche il link del brano e questo ha ulteriormente incuriosito la gente che si chiedeva quale prodotto vi fosse nascosto dietro a quei manifesti”.

Ad accompagnare il brano anche un video, girato a Berlino  in soli tre giorni “proseguendo le riprese fino alle due di notte, quando la città si svuota e mostra i suoi lati più nascosti. Berlino è una città piena, bella carica di energia e di idee. ‘Un bel niente’, secondo me aveva un qualcosa di ‘sporco’, un qualcosa di grintoso e Berlino si addiceva tantissimo. Berlino -sottolinea Senhit- fonde antico e moderno, storia e avanguardia e si adattava perfettamente alle parole di questo brano  che ha una duplice faccia: da una parte è un inno alla leggerezza, intesa non come superficialità ma come ottimismo nell’affrontare la vita, e dall’altra ci ricorda che siamo tutti uguali, negli occhi, nelle mani e anche nei lividi che ci portiamo addosso”.